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Tolleranza e libertà

AUTORI VARI (A cura di Vittorio Dini)

TOLLERANZA E LIBERTA’

ELEUTHERA EDITORE, Milano, 2001, pagine 311, Euro 18,00

E’ un testo complesso e difficile ma ricco di spunti interessanti a partire dalle prese di posizione razzistiche e intolleranti di settori della chiesa cattolica che, grazie a questo libro, possono essere meglio inquadrate storicamente.

Il cristianesimo teorizzò e praticò la rottura con una pratica di coesistenza pacifica dei culti tipica del mondo classico: Agostino e Tommaso d’Aquino valorizzarono quei paesi evangelici suscettibili di giustificare la violenta repressione del paganesimo. Per loro la parola tolleranza poteva al massimo riferirsi alla prostituzione poiché era impossibile estirparla. Anche l’uso del terrorismo era ammesso per sradicare paganesimo ed eresia e per chi si ostinava nell’ostacolare i feroci sacerdoti romani non c’era che la morte, e che morte! Arsi sul rogo come Giordano Bruno o fra’ Dolcino.

Nel Medioevo furono pochissime le voci che osarono auspicare un regime di tolleranza in materia di culti: nel testo è citato Marsilio da Padova, teorico della “laicità dello Stato” e della preminenza dell’autorità civile su quella religiosa. E’ solo nel secolo XVI, con le sanguinose lotte fra riformati e cattolici, che le menti più aperte ripropongono la tematica della tolleranza: constatato che i cristiani sono perpetuamente in conflitto fra loro e che gli appelli alla ragione sono impotenti a conciliarli, non resta che abbandonare ogni ricorso alla costrizione in materia di fede per passare ad un regime di coesistenza pacifica fra culti diversi che in effetti si instaurò fin da subito, senza particolari teorizzazioni, in alcune città libere dell’impero germanico.

Tra i filosofi che trattarono la tematica della tolleranza sono analizzati con accuratezza nel testo John Locke che scrisse un “Saggio sulla tolleranza” e Voltaire che redasse un “Trattato sulla tolleranza”. Per Locke la tolleranza è politicamente opportuna ed utile ma non per i cattolici romani, spregiativamente chiamati “papisti”. Il filosofo inglese ne denuncia la congenita doppiezza poiché “essi sono debitori di cieca obbedienza a un papa infallibile” che può dispensarli da qualsiasi giuramento, trattato o contratto stipulato con nemici del Vaticano. Inoltre essi chiedono libertà di praticare la loro fede negli stati dove sono minoranza mentre pretendono di negarla in quelli dove controllano lo Stato. Tale tematica della doppiezza dei cattolici è ancora di grande attualità poiché tutti i politici che aderiscono a questa religione sono ispirati o ricattati dal Vaticano, sia tramite i nunzi presenti in quasi tutto il mondo sia tramite convocazioni personali in Vaticano. Col tempo, comunque, nei paesi anglosassoni si finì per “tollerare gli intolleranti” garantendo l’esercizio libero del culto cattolico ben prima che nei paesi cattolici si facesse lo stesso.

Per quanto riguarda Voltaire la sua opera sulla tolleranza parte dalla tragica vicenda di Jean Calas, un protestante francese condannato a morte alla fine di un processo farsa che fu rifatto con la piena riabilitazione dell’imputato defunto, proprio grazie anche a questo libro. Tutte le affermazioni di Voltaire sono di grande attualità e pienamente valide: la sua denuncia del cattolicesimo come religione intrisa di intolleranza, di violenza e di odio è storicamente provata da una montagna di studi storici usciti nell”800 e nel ‘900. Al di là di essere atei, agnostici o credenti la ragione comunque suggerisce che un possibile segno distintivo della “vera” religione potrebbe essere proprio la sua capacità di tollerare i dissenzienti. Se una data religione pensa di essere l’unica “vera”, e ne ha le prove scritturali o di altro genere, che motivo avrebbe di violentare i dissenzienti quando potrebbe conseguire lo stesso risultato con il ragionamento?

ottobre 2002