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La bibbia, la coccarda e il tricolore

AUTORI VARI

LA BIBBIA, LA COCCARDA E IL TRICOLORE (I Valdesi fra due emancipazioni: 1798-1848)

CLAUDIANA EDITORE, Torino, 2001, pagine 592, Euro 36,15

E’ un testo ricchissimo di spunti di storia dell’anticlericalismo nonché sui più nefandi misfatti clericali (sequestro di bambini, negazione di sepolture etc.). Il libro comprende un ampio indice dei nomi e una bibliografia tra le più complete, anche l’iconografia è molto curata con alcune rare incisioni anticlericali del secolo XIX.

L’eterna brutale intolleranza cattolica vi è documentata in maniera inoppugnabile sia ai danni dei valdesi sia degli ebrei: addirittura i preti cattolici, non riconoscendo il matrimonio celebrato dai pastori protestanti, pretendevano che sui registri comunali venissero registrati come “bastardi” tutti i figli di non cattolici. Gli ebrei del regno di Savoia erano rinserrati in ben 19 ghetti, tutti nella parte continentale, poiché gli ebrei della Sardegna erano stati tutti deportati nel 1492: dovevano chiedere speciali dispense perfino per andare a teatro, rischiavano gravi pene se si facevano trovare fuori dal ghetto di sera o di notte. Similmente ai valdesi erano impediti dall’accedere all’elettorato attivo e passivo, anche le Università e quindi le professioni liberali erano precluse.

 

Ma con l’arrivo dell’esercito giacobino francese quasi tutto cambia: si verifica la prima emancipazione del 1798 (poi cassata dalla reazione seguita alle sconfitte napoleoniche). Per la prima volta in Italia un non cattolico entra a pieno titolo a far parte del governo: non accadeva dalla fine del secolo IV. Cioè per circa 1400 anni i catolici hanno monopolizzato tutti i posti nei vari governi succedutisi in Italia con la sola eccezione della parentesi islamica in Sicilia e dell’emirato di Bari.

All’interno dei governi giacobini, valdesi ed ebrei si confrontano e scontrano con tendenze anticlericali, materialiste ed atee su cui il testo si dilunga pubblicando documenti e citazioni molto interessanti. Il testo descrive il clima di paura in cui vivevano le minoranze ebraiche e valdesi, sempre sul chi vive per timore di massacri e saccheggi. Per fortuna non mancavano gli appoggi diplomatici da parte delle potenze protestanti che impedirono qualsiasi strage in occasione della breve restaurazione savoiarda tra le due invasioni napoleoniche.

La svolta liberale del regno di Carlo Alberto portò finalmente alla seconda e definitiva emancipazione il 17 febbraio 1848, la cui data non fu sicuramente scelta a caso poiché corrisponde al rogo di Giordano Bruno. Una volta conclusasi con la totale sconfitta dell’integralismo cattolico la secolare lotta di ebrei e valdesi per la loro libertà, alle forze reazionarie non restò che negare che vi fossero mai state persecuzioni: minimizzare o nascondere del tutto fu la loro parola d’ordine. Nel testo sono, per esempio, riportati documenti redatti in gioventù da Carlo Alberto e da giornalisti cattolici in cui si negano persecuzioni sanguinose contro i valdesi prima della Riforma. La storia ci informa esattamente del contrario: solo combattendo o fuggendo i valdesi riuscirono a sopravvivere a ben 30 guerre contro di loro.

Le belle pagine sulla Repubblica Romana del 1849 ci informano sullo stato di polizia sussistente nel regno papale, cui collaboravano attivamente i parroci violando perfino il sacramento della confessione: durante il fascismo per lavorare bisognava avere la tessera del PNF, sotto il papa-re era indispensabile il certificato di confessione.

La reazionaria figura di Pio IX è ben descritta in varie parti del libro: per esempio, per procurarsi una ghigliottina, arsa dai repubblicani che avevano abolito anche la pena di morte, se ne fece regalare una nuova dal vescovo di Marsiglia. Il testo sottolinea infine l’ambiguità delle due emancipazioni che lasciarono in vigore leggi e regolamenti vessatorii contro i non cattolici.

ottobre 2002