S.

Opere in I edizione nel 2020

Cristina Balestrini
Francesco Zanardi
(Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano)
Testo stampato in Polonia a cura di Cristina Balestrini, 2020, pagine 163, euro 18,00

Testo biografico scritto da una componente dello staff di Rete L’ABUSO, di cui è presidente Francesco Zanardi, al fine di far conoscere la drammatica vicenda personale di questa ennesima vittima della pedofilia clericale.

Il testo denuncia i gravi limiti della legislazione italiana in tale materia poiché alcuni articoli del Concordato craxiano del 1984 “hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità” a favore del religioso pedofilo.

Anche in altre sfortunate nazioni succubi del clericalismo si sono verificate “tragiche vicende di pedofilia clericale”, ad esempio in Irlanda: i preti degenerati in preda a tale malefico vizio sarebbero fra il 4 e il 6% del totale dei sacerdoti.

Si racconta la perversione patologica di uno squallido prete savonese che abusò di decine di ragazzini dal 1980 con la complicità diocesana. Gli consentirono perfino di aprire una comunità di alloggio per minori!

Francesco, dopo anni di abusi clericali e altre vicissitudini personali, diventa un riferimento nazionale e internazionale per tutti gli abusati dai preti pedofili.

Il suo pensiero in tale scottante materia è il seguente: “alla Chiesa, malgrado la falsa indignazione, non importa nulla delle sue vittime”, men che mai pensa a risarcirle. A tal fine, tramite i soliti politici complici, si è fatta fare su misura delle norme del codice civile che impedirebbero ogni suo obbligo risarcitorio.

Comunque Francesco Zanardi è stato ricevuto dalla Camera dei deputati nel 2019, forse qualcosa si muove sul modello USA, dove alcune diocesi sono finite in bancarotta per colpa dei preti pedofili!

Il testo è corredato da foto e documenti relativi alla pedofilia ecclesiastica che talora sfocia nel suicidio, sia delle vittime che del prete maniaco sotto processo.

Concludendo, la testimonianza dell’avvocato Mario Caligiuri di Roma, inserita nel testo, comprova l’evidente disparità di trattamento fra le vittime e i preti pedofili durante i procedimenti diocesani.

Ciò prova ulteriormente che la pedofilia ecclesiastica è favorita indirettamente dal diritto canonico e quindi dai papi stessi, firmatari di ogni legge in materia giuridica cattolica.

Pierino Marazzani, agosto 2020

***

Enrico Mentana e Liliana Segre
La memoria rende liberi
(La vita interrotta di una bambina nella Shoah)
Rizzoli, Milano, 2020, pagine 247, euro 15,90

Saggio autobiografico con ampi riferimenti laicisti. Infatti l’Autrice dichiara esplicitamente “Io non sono credente”, “vengo da una famiglia laica, nella quale le tradizioni e i rituali ebraici non avevano alcun rilievo”. “Mio nonno Pippo era ateo”. Venendo a contatto sia con l’ebraismo che con il cattolicesimo “questo mi ha spinto a non credere affatto”, “Continuo a professarmi agnostica” ecc.

Tutte queste affermazioni laiciste hanno però inevitabilmente provocato reazioni in fase editoriale che hanno imposto, per bilanciarne il laicismo, la donazione ai francescani dei proventi del libro e precisamente ad una onlus chiamata “Opera San Francesco per i poveri”.

È ovviamente solo una mia ipotesi, basata però su decenni di frequentazione del mondo editoriale.

Tale donazione è inoltre in evidente contraddizione col recente ennesimo truce scandalo clericale che ha coinvolto i francescani, finito su tutti i giornali: un colossale furto di ben 23 milioni di euro!

Un diabolico frate economo si è appropriato di tale notevole ricchezza ed il loro commercialista si è suicidato. Ma quali poveri! (La Prealpina del 31-8-2019, pag. 29). La verità è che solo il 10% dei soldi raggranellati dal clero, abusando della credulità popolare, finiscono in beneficienza, come ben evidenziato in un documentatissimo testo storico sulle finanze papali di Massimo Carlo Giannini “L’oro e la tiara” edito da Il Mulino nel 2003.

Il testo smentisce la favola clerico-fascista degli “Italiani brava gente” i quali sarebbero meno crudeli di altri popoli: il cinico comportamento disumano dei finanzieri di Saltrio (Varese) descritto nel libro è eloquente! Tale consegna di profughi disperati alle SS si è ripetuta centinaia di volte, soprattutto ad opera della PS, come evidenziato in un altro tristissimo caso di tre ebrei consegnati alle SS dalla PS, avvenuto anch’esso a Varese (La Prealpina 12-5-2017 pag. 12-13 ).

Del resto è notorio che in tutta Europa le rispettive polizie collaborarono alla deportazione degli ebrei senza porsi particolari problemi di coscienza (vedi il film francese “Vento di primavera“ in cui un’ebrea in fuga è catturata dal poliziotto francese dopo un lungo inseguimento a piedi).

Una terribile e cruda testimonianza del razzismo clerico-fascista si trova a pagina 90: “Ma il colpo più duro fu quando capimmo che i più zelanti fra i nostri aguzzini non erano i nazisti, erano gli italiani”, tutti ovviamente battezzati e cresimati da piccoli e, dopo l’arruolamento, assistiti dai rispettivi cappellani militari. E suo padre disse: “Sono italiani quelli che ci picchiano, che ci spingono, che ci scherniscono!”.

Il testo però omette di rilevare come la diocesi di Milano e le migliaia di religiosi presenti in tale città omisero qualsiasi intervento umanitario alla Stazione Centrale FS in occasione della partenza dei treni carichi di ebrei deportati, dei quali molti erano battezzati!

Un diretto attacco alla PS si riscontra a pagina 39: “andavamo ad aprire la porta a quei poliziotti in divisa, a volte accompagnati da un individuo in borghese, ci trattavano come se avessimo commesso qualche reato…Ero consapevole che nelle case delle mie compagne di scuola non succedevano cose simili”.

Nel 1946 l’Autrice fu ricevuta in vaticano da Pio XII in persona che, con sottile ipocrisia clericale, finse di essere “molto turbato nell’ascoltare la mia storia…chiamò un suo segretario e gli disse di incaricare il nunzio apostolico a Berlino di fare ricerche su mio papà. Non ne seppi più niente”.

Ma, ovviamente, il Vaticano aveva tutto l’interesse di occultare tali scottanti avvenimenti poiché, proprio in quegli anni, era attivamente impegnato a salvare i nazi-fascisti in fuga e il loro oro rubato agli ebrei, e quindi figurarsi se il papato aveva interesse a fare serie ricerche sulle loro vittime!

Di grande valore morale e culturale le frasi a favore di un migliore insegnamento della Storia nelle scuole contenute nel testo a pagina 239 e 242.

Colgo l’occasione per fare un parallelismo tra la vicenda di don Lorenzo Milani e quella di Liliana Segre:

Somiglianze Liliana Segre nata nel 1930 Don Lorenzo Milani nato nel 1923
Antenati ebrei
Antenati agnostici
Battesimo nella diocesi di Milano All’età di 8 anni All’età di 11 anni
Insegnamento scolastico cattolico Ora di religione a scuola+Marcelline Ora di religione al ginnasio ed al liceo

In entrambi i casi, se non ci fosse stato il fascismo, mai e poi mai i rispettivi genitori avrebbero battezzato i loro bambini. E quindi non per caso Pio XII ha scomunicato nel 1949 solo i comunisti e non i nazi-fascisti. Pur avendo assassinato migliaia di preti, di cui circa 200 solo in Italia, il nazifascismo è stato un grande affare positivo per la Chiesa!

In parte simile è anche il caso dello storico e saggista milanese Bruno Segre, nato nel 1930, piccolo orfano di padre ebreo agnostico, la cui madre però tenne duro e non lo fece battezzare, riuscendo comunque a salvarsi fuggendo clandestinamente nelle Marche.

Pierino Marazzani, settembre 2020

***

Pierino Marazzani
Calendario di Effemeridi Anticlericali 2021
Edizioni La Fiaccola, Ragusa, 2020, pag.16, euro 7,00
http://www.sicilialibertaria.it
info@sicilialibertaria.it , tel. 3317302874-023506411

Il Calendario di effemeridi anticlericali, redatto sempre da Pierino Marazzani, giunge alla sua XXX edizione le cui illustrazioni, la retro-copertina e la pagina centrale sono dedicate quest’anno al 700° della morte del poeta anticlericale Dante Alighieri. Anche la rubrica dei Detti Anticlericali è riservata quest’anno solo a quelli di epoca medievale.

Il testo raccoglie ben 336 nuovi misfatti e disgrazie clericali di argomento vario: preti pedofili in primis, religiosi ladri e truffatori, persecutori e lussuriosi, abusanti della credulità popolare, complici dei nazi-fascisti di ieri e di oggi ecc.

Per quanto riguarda le terribili disgrazie che colpiscono da sempre i preti e i loro stretti fautori segnalo varie date relativi a preti suicidi, parrocchiani, sacrestani e pii pellegrini morti per accidenti vari in chiese e santuari o loro attinenze, croci e statue sacre distrutte da fulmini ecc.

La rubrica “Poesie anticlericali” è soppressa per dare spazio all’Anticlericalismo nella Divina Commedia.

La rubrica “Suicidi clericali” denuncia la totale disperazione esistenziale di 12 religiosi che si sono tolti la vita nel 2019: 9 preti e 3 suore compirono il gesto estremo sparandosi, impiccandosi, accoltellandosi, ma quale felicità cristiana!

La rubrica “Clero degenerato” è stata soppressa per dare spazio ai Canti Anticlericali Danteschi. Ad esempio, in Paradiso XXVII, 19-27, Dante accusa i papi d’aver ridotto il Vaticano in “cloaca”.

Infine la rubrica “Vittorie anticlericali” raccoglie dati statistici che provano la crisi del clericalismo in Italia e nel mondo. Le notizie positive sono tante!

Continuare la lotta contro il clericalismo! La Chiesa, specie in Italia, è in gravissima crisi di vocazioni. Da miei calcoli i preti diocesani di Milano si estingueranno nel 2090!

Il Calendario è corredato da breve bibliografia e sitografia: segnalo la consultazione e classificazione integrale di tutti i misfatti segnalati sull’amplissimo Dizionario Storico dell’Inquisizione in 3 grossi volumi edito dalla Normale di Pisa.

L’interessante catalogo ragionato dei libri ateo-anticlericali delle Edizioni La Fiaccola, casa editrice fondata dal compianto Franco Leggio, a lungo perseguitato dalla magistratura per presunti vilipendi e oltraggi alla religione ufficiale dello Stato, chiude anche il Calendario di quest’anno.

Palmira Chiroli, settembre 2020

***

Ernesto Rossi
Abolire la guerra
(A cura di Antonella Braga)
(Idee e proposte su guerra, pace, federalismo e unità europea)
Nardini Editore, Firenze, 2020, pagine 371, euro 20,00

Ottimo e approfondito saggio storico antologico in cui dagli scritti del politico, giornalista ed economista antifascista Ernesto Rossi (1897-1967), emergono frequentemente le sue note idee laiciste:
• “i fascisti e i preti” furono pesantemente sostenuti dai “governi anglo-americani” per “mantenere o riprendere le loro posizioni di comando”. Rossi però sbagliava pensando che la sinistra democristiana fosse disposta a seguire tali forze senza opporsi, Aldo Moro e Piersanti Mattarella avrebbero pagato con la vita le loro aperture a sinistra venendo assassinati da terroristi pilotati da tali forze anticomuniste italiane ed estere. Anche De Gasperi fu bersagliato da infami calunnie di analoga matrice venendogli persino negata l’udienza papale per un suo anniversario di matrimonio (1946);
• “non pensavo che gli anglo-americani avrebbero sostenuto la monarchia, il Vaticano e tutte le forze reazionarie. Se domani la Russia equivalesse per noi a dittatura comunista e la Inghilterra a dittatura clerico-fascista preferirei la Russia…preferisco almeno una dittatura che tenda alla eguaglianza economica”, oltretutto non poteva sapere allora che gli USA avevano l’aperto sostegno della mafia siciliana in funzione anticomunista.
Tali connivenze oggi sono persino state evidenziate in documentari mandati in onda su RaiStoria e non solo di notte (1946);
• “Invece di tenere alta la bandiera del “mondo libero”, il governo di Washington è diventato il difensore dei privilegi dei plutocrati americani e della Chiesa Cattolica romana e appoggia tutte le tirannidi che si mettono al suo servizio”. Così come i britannici lasciarono macellare i giacobini della Repubblica Partenopea nel 1799, allo stesso modo la CIA e la NATO lasciarono al potere le dittature clericofasciste stragiste di Spagna, Portogallo e Grecia fino agli anni ’70 (1961);
• “E per avere un saldo baluardo contro i comunisti e garantire la lealtà alla alleanza atlantica, gli americani continuano a dare quattrini ai preti, ai giornali fascisti e a tutte le forze reazionarie” con buoni risultati per loro visto che “L’Italia è l’unico Paese del continente europeo, aderente alla NATO, che abbia accettato sul proprio territorio le basi per il lancio dei missili” (1961).

Le sopravvivenze clerico-fasciste, così ben documentate nella recente biografia del professor Concetto Marchesi (1878-1957) edita da Laterza, trovarono pienamente concorde Ernesto Rossi: “Ai posti di comando nella diplomazia, nell’esercito, nel giornalismo, nella scuola sono ancora tutti i vecchi fascisti. La epurazione è stata una tragica burla”. Dietro tale misfatto c’era il Vaticano e la longa manus anglo-americana la cui parola d’ordine era: sostituire i fascisti filotedeschi con fascisti filoNATO (1946).

Il testo ricorda anche “il governo dei preti” di epoca preunitaria e il suo ruolo a favore dell’assolutismo e del dominio austriaco in Italia, definito “il compiacente aiuto”, senza dimenticare “il formidabile ostacolo che la Chiesa stessa ha rappresentato ad ogni passo del nostro popolo verso forme di superiore civiltà” (1939).

Gli scritti di Ernesto Rossi sono pervasi da pessimismo sia per l’evoluzione del quadro politico italiano, sia per una possibile “imminente guerra contro la Russia” che per fortuna non si sono avverate (1946) anche per l’impegno di forze progressiste italiane ed estere che hanno isolato i più fanatici guerrafondai. Però ancora oggi l’Italia ospita armi atomiche sotto controllo USA e uno Stato, il Vaticano, solo apparentemente pacifista ma che in realtà spesso e volentieri agisce dietro le quinte promuovendo guerre etnico-religiose, con una politica di cinismo spregiudicato al fine di mantenere e ampliare le sue posizioni di potere (vedi ex Jugoslavia e Ruanda).

Il testo è corredato da foto di Ernesto Rossi, Indice dei Nomi e Nota bio-bibliografica. Da segnalare anche un suo ritratto dipinto di Carlo Levi (1902-1975). Lo storico Mimmo Franzinelli ne cura la Prefazione notando come “questo volume contiene assai più di quanto non promettano titolo e sottotitolo”.

Pierino Marazzani, novembre 2020

***

Pierino Marazzani
Il razzismo nella storia della Chiesa
(duemila anni di ambiguità, complicità e connivenze)
Edizioni Formamentis, Roma, 2020, pagine 135, euro 9,50
http://www.edizioniformamentis.it info@edizioniformamentis.it
info 331 730 2874

Saggio storico tascabile, corredato da bibliografia di circa 130 testi e consultazione sistematica di ampie opere enciclopediche sul mondo clericale come il Dizionario Storico dell’Inquisizione.

Ogni affermazione è rigorosamente basata su note bibliografiche poste alla fine di ogni capitolo.

Nell’Introduzione si denuncia come la peggio gioventù cresciuta a slogan salviniani affonda le sue radici nel catechismo in versione integralista predicato da preti di destra e spesso tollerato dalla gerarchia clericale che non vuole giocarsi i milioni di fedeli che votano i partiti razzisti.

È esistito un razzismo paleocristiano-medievale antisemita, contro popoli vari e le donne dei quali è facile rilevarne l’origine in precisi passi biblici ed evangelici citati nel testo. Nel Medioevo era prevista addirittura la pena di morte per i casi, pur rarissimi, di matrimoni misti con gli ebrei. Tali norme razziste ricordano chiaramente quelle nazifasciste antisemite e contro neri e mulatti.

Nell’Età Moderna il razzismo clericale permane immutato e le diffamazioni di tipo razzistico contro le genti di Paesi vittime di spietate colonizzazioni sono all’ordine del giorno. Ad esempio, nell’Enciclopedia Cattolica, si accusano i cinesi di essere superstiziosi e avidi: tale sparata clericale da parte di un culto che venerava il cosiddetto “prepuzio di Cristo” nel viterbese fa solo ridere!

Quanto all’avidità, basta leggere la Divina Commedia in cui Dante così accusa certi papi: “voi rapaci per oro e per argento avolverate” (Inferno XIX, 2-4).

Il razzismo clericale nel XX secolo è attestato perfino da Andreotti in vari suoi testi ricchi di notiziole curiali che solo un laico come lui, introdottissimo in Vaticano, poteva sapere e osare riferire al grande pubblico. Le ambigue connivenze e talora complicità col razzismo nazi-fascista sono ben documentate: i negativi comportamenti di Pio XI e Pio XII sono del tutto indifendibili, ravvisando un peggioramento dei famosi “silenzi” con papa Pacelli. Il razzismo propagandato dal cattolico Hitler, che da piccolo fu regolarmente battezzato e cresimato, fu una radicalizzazione fanatica stragista del bimillenario incancrenito razzismo antisemita cristiano!

Ma anche dopo il 1945 si osserva un razzismo clericale volto soprattutto a salvare e promuovere i razzisti italo-tedesco-croati da ogni procedimento penale e amministrativo e ad occultarne gli scritti compromettenti, anche grazie ai regolamenti scolastici che negano alla materia “Storia” ogni dignità autonoma. Comunque, ad esempio, i gesuiti nel 1946 si decidono finalmente, dopo circa 400 anni di rigoroso razzismo antisemita, ad abolire il requisito della “purezza di sangue” da antenati ebrei entro la quarta generazione per accedere al loro ordine religioso!

Si presentano alcune truci figure di preti razzisti, sospesi e isolati dal Vaticano, ma non troppo!

Dopo il 2000 la Chiesa produce una nuova forma di razzismo contro la comunità Lgbt e contro gli immigrati, trescando più o meno apertamente con i razzisti della Lega di Salvini, spesso difeso da potenti cardinali, nonostante le sue sparate razziste al massimo grado!

Nelle “Conclusioni” l’Autore cita le dichiarazioni della senatrice Liliana Segre a proposito delle complicità statali con i razzisti, dietro le quali c’è comunque sempre la destra clericale.
Se i papi vogliono essere credibili nelle loro affermazioni umanitarie verso gli immigrati, e altre minoranze, si decidano una buon volta a fare una precisa e inequivocabile enciclica antirazzista fuori dalle solite ambiguità, ma ciò è impossibile in quanto si giocherebbero il favore di milioni di elettori leghisti e affini e di migliaia di preti razzisti-xenofobi.

Chiroli Palmira, settembre 2020

***

Autori Vari
L’invenzione della libertà di coscienza ovvero l’ingresso nella modernità
Ariele, Milano, 2020, pagine 154, euro 13,00

Ottimo saggio divulgativo denso di riferimenti laicisti e propriamente anticlericali redatto da sei intellettuali francesi.

La libertà di coscienza, concepita come un banco di prova della laicità, deve essere alla base di ogni democrazia. Beati i laici francesi che riuscirono a conquistare un’efficace legge sulla laicità delle istituzioni nel 1905. Il testo si apre appunto con una dedica alla memoria di un parlamentare francese che si impegnò in prima persona per tale battaglia laicista.

In Francia, dopo il 1860, si sviluppa il movimento del Libero Pensiero volto a contestare il papato e i vieti dogmi clericali per un mondo illuminato dalla Ragione e dalla Scienza Sperimentale: “I Liberi Pensatori si richiamano ai Lumi, sono anticlericali e spesso antireligiosi”.

Nel paragrafo “Jean Bodin” (1530-1596) o la religione della Ragione” si esalta il mutuo rispetto delle religioni e della tolleranza in generale.

Anche Giordano Bruno è citato come “vittima dei fulmini dell’Inquisizione” a causa dei suoi scritti e comportamenti eterodossi.

Il testo contiene anche una rara poesia antireligiosa seicentesca contro Dio e i sette sacramenti: “tutti e sette io li disprezzo”.

La laicità della Magistratura è sviscerata nel paragrafo “La questione del giuramento in tribunale” ove si rammentano importanti battaglie ottocentesche francesi contro i crocifissi e contro i giuramenti sulla Bibbia: alla fine i transalpini l’ebbero vinta e in Francia i tribunali sono stati liberati da tale macabro simbolo cristiano e si presta giuramento senza alcun riferimento divino.

Interessante anche il paragrafo sulla laicizzazione dei cimiteri.

Pierino Marazzani, novembre 2020

***

Giovanni Fornero
Indisponibilità e disponibilità della vita: una difesa filosofico giuridica del suicidio assistito e dell’eutanasia volontaria
UTET, Torino, 2020, pagine 812, euro 35,00

Ampio testo ben documentato di taglio accademico, corredato da Indice dei Nomi, sulle tematiche di fine vita.

L’accettazione della morte assistita può essere vista come un coerente accoglimento dei principi costituzionali di autodeterminazione ed uguaglianza. Il cittadino ha diritto di vivere e morire con dignità!

La nostra carta costituzionale, in sintonia con le istanze del costituzionalismo moderno e con la sua idea di libertà come prerogativa e diritto fondamentale del cittadino, contiene implicitamente l’idea di un diritto all’autodeterminazione della propria esistenza.

Si cita un significativo passo di Seneca: “Non è bene il vivere, ma il vivere bene” per cui, in certe circostanze, si deve accogliere l’istanza del malato che desidera accorciare le sue sofferenze.

Dovrebbe comunque essere sempre l’individuo a scegliere di congedarsi dalla vita eventualmente con una pratica di morte assistita o, in caso di coma, con un testamento biologico.

È intollerabile che certi governi impongano che i medici “non possano mai, in nessuna circostanza, venire incontro alle richieste di quei pazienti che ritengono un supplizio continuare a vivere”.

Del resto, per usare le parole del filosofo Emanuele Severino, la violenza “di far vivere a ogni costo chi non ne vuol più sapere…in fondo ha lo stesso volto e lo stesso cuore della violenza esercitata quando si uccide”.

l testo riporta anche le parole polemiche di Indro Montanelli contro il soffocante “ciarpame teologico e moralistico”, di chiara matrice clericale, che impedisce al malato terminale di porre fine ad una vita che si riduce a un seguito di sofferenze e mortificazioni: “La Scienza, riconosciutine gli estremi, ha il dovere di aiutarlo nel più sicuro e dolce dei modi”.

Alla magistratura, al parlamento e ai consigli regionali spetta il compito di regolamentare con apposite leggi e norme la “disponibilità” da parte di ogni cittadino del proprio essere al mondo.

Non si dimentichi, infatti, che la Costituzione, delegando alle Regioni competenze legislative in materia sanitaria, implicitamente potrebbe aver affidato loro anche la tematica di fine vita ad esempio per i malati di cancro avanzato metastatico: in Italia muoiono circa 140.000 malati all’anno per tumori, i cui ultimi mesi di vita non sono talora ben tutelati.

Pierino Marazzani, ottobre 2020

***

Bertrando Spaventa
Epistolario (1847-1883)
A cura di Marco Diamanti,Marcello Mustè e Maria Rascaglia
Viella, Roma, 2020, pagine 829, euro 68,00

Bertrando Spaventa (1817-1883) fu un filosofo e patriota antiborbonico, esiliato a Torino per dieci anni.

Era un ex prete, vittima da adolescente di una vocazione forzata dai familiari per biechi motivi economici, passato poi all’ateismo e all’anticlericalismo, insomma una specie di Odifreddi dell’ 800: “Quegli che mi ci costrinse non credeva a niente, ed è morto qualche anno fa con tutti i conforti della religione cattolica. Io neanche ci credeva e non ci credo e spero di morire senza questi conforti. Come dunque due miscredenti si unirono a formare un prete?”.

Il suo ateismo aveva anche taluni spunti di satira antireligiosa, per esempio, a proposito di un grossolano caso di abuso della credulità popolare avvenuto a Pugliano in provincia di Salerno, ove una festa mariana sarebbe stata avviata addirittura da San Pietro in persona, Spaventa scrive che il: “Principe degli Apostoli, il quale come si sa, checché ne dica in contrario lo scettico beffardo, venne apposta a Pugliano da Napoli in treno”.

I clericali tramarono due volte per ucciderlo:
– nel 1854 a Torino “una breve memoria sulla filosofia pratica Bruno, fu uno scandalo; per poco certi inquisitori non mi bruciarono vivo”.
Nel 1855 riafferma tale concetto: coloro i quali tentano di divulgare in Italia la filosofia di Bruno, Hegel e altri pensatori eretici “Non dico già che sono messi in prigione, torturati e bruciati vivi, ma ci è prevenzione e persecuzione”;
– il 17 marzo 1862 a Napoli, il tentato omicidio andò a vuoto solo grazie alla protezione dei suoi studenti e alla rapida fuga all’ultimo piano del palazzo universitario, che era “una specie di labirinto, e questo ci salvò”.

Riguardo a quest’ultimo episodio, a Spaventa fu riferito “che c’era stato un non so che tra certi preti e pochi studenti in una chiesa vicina; che i preti avevano aizzato certi lazzari e certe femmine contro gli studenti…siamo assaliti dai lazzari, gridano, hanno revolvers, stili, asce…capivamo che chi correva maggior pericolo ero io”. I fanatici assalitori “feriscono un giovane che, ignaro di tutto, usciva dalla biblioteca; bastonarono solennemente un giovane che s’era appiattito dentro la mia cattedra sotto la sedia”.

Dalla lettera si evince che lo Spaventa ne attribuì la colpa a un non ben determinato sacerdote: “quel predicatore di Sanseverino aizzava la plebe contro gli studenti, i professori, l’Università. Mi dicono che la polizia sapesse qualche cosa, e se lo sapeva perché non pigliare qualche misura? Dire: i professori e gli studenti d’una Università sono assaliti da camorristi, dai lazzaroni e dalle puttane coi revolvers, gli stocchi e cogli spiedi – è quel che si può dire di più orrendo per un paese e per un governo…Si dice: i preti, i pretacci, hanno aizzato il popolo ignorante. Ciò è vero, la colpa è dei preti, non del popolo…gli aizzatori sono stati altri preti e non preti”.

L’intervento della forza pubblica fu tardivo ma comunque “parecchi lazzari e camorristi furono presi” e tali tentati omicidi di professori non si ripeterono mai più.

Questi misfatti ricordano quelli di Barletta del 1866 in cui fanatici cattolici aizzati dal clero locale uccisero quattro inermi evangelici, anche in questo caso la forza pubblica intervenne con ritardo sospetto facendo molti arresti cui seguirono processi e condanne (1).

Le continue ingerenze clericali nel mondo universitario sono segnalate in una sua lettera del 1859, anno in cui per un breve periodo insegnò all’Università di Modena: “Questa mattina ho recitato il discorso di apertura dell’Università in Chiesa, con funzione solenne, dopo la santa messa.”

In un’altra lettera del 1861 veniamo a sapere che il “presidente dell’Università degli studi e della pubblica istruzione a Napoli” era, ai tempi dei Borboni, un arcivescovo e che era eletto dal re, ovviamente su indicazione della diocesi, e non dai professori.

Il testo segnala che nel 1862 il vice bibliotecario dell’Università di Napoli era un prete integralista che eccitava gli studenti dicendo loro: “gridate, figliuoli contro questi panteisti e questi atei che hanno messo nell’Università”.

L’abuso della credulità popolare è segnalato in una lettera del 1862, inquadrando tali presunti miracoli in oscure manovre politiche clerico-borboniche antiunitarie: “Anche le madonne-le centomila madonne dei contorni di Napoli-si sono scosse dal loro torpore, e cominciano a far miracoli: una ha impallidito, un’altra ha chiusi gli occhi, un’altra li ha aperti. Si aspetta il gran miracolo di Santa Brigida”.

Spaventa, in una lettera del 1868, si scatena in violenti attacchi contro Pio IX: “abbiamo in casa, come cosa o persona nostra il nostro più gran nemico, il nemico dello spirito libero, l’autorità spirituale infallibile (Papa Pio)”.

Le resistenze clericali contro l’insegnamento della filosofia tedesca in Italia sono segnalate in questa lettera con toni antipapali molto spinti, quasi osceni: “Si teme in Italia, dove ha sede antica un’autorità spirituale riconosciuta infallibile, si teme come corruttrice del cuore la filosofia tedesca! È un po’ la paura della puttana di perdere la sua verginità”.

Il testo è corredato da Indice dei Nomi e precise note bibliografiche. In copertina è riprodotto il ritratto a olio dell’illustre professore, conservato nel Museo di San Martino a Napoli, dipinto da Teofilo Patini (1840-1906).

1) Renato Russo, L’eccidio degli evangelici di Barletta, Editrice Rotas, Barletta, 2017

Pierino Marazzani, gennaio 2021

***

Giacomo Scotti
Storie di partigiani senza confini
(Briciole di un’epopea)
Kappa Vu, Udine, 2020, pagine 238, euro 18,00

Ottimo saggio storico corredato da note bibliografiche e appendice fotografica in cui si narrano le travagliate vicende delle migliaia di soldati italiani che, dopo l’8 settembre del 1943, scelsero di combattere a fianco dei partigiani jugoslavi contro le armate nazifasciste.

L’autore, nato in provincia di Napoli nel 1928, fu un raro caso di italiano emigrato nell’ex-Jugoslavia, dove svolse la professione di giornalista, storico e traduttore.

Contro ogni revisionismo storico sottolinea questa importante esperienza di solidarietà fra popoli di lingua e religione diversa che anticipa gli ideali federalisti europei.

Superando tali storici steccati, a migliaia sacrificarono la loro vita lottando contro la barbarie nazifascista che insanguinò tutta la ex-Jugoslavia con le più truci rappresaglie, di cui il libro fornisce vari esempi, che eguagliano per ferocia quanto avvenuto a Marzabotto.

Nel testo non mancano riferimenti alle truppe dell’Armata Rossa che liberarono l’ex-Jugoslavia fra il 1944 e il 1945 e all’aiuto fornito da missioni militari alleate.

Tra le 45 foto, da segnalare quella rarissima, la n° 42, di un tricolore con la stella rossa (Pola 1945).

Pierino Marazzani, dicembre 2020