S.

Opere in I edizione nel 2019

Marco Rossi
Morire non si può in aprile
(L’assassinio di Teresa Galli e l’assalto fascista all’Avanti. Milano 15 aprile 1919)
Zero in Condotta editore, Milano, 2019, pagine 154, euro 10,00

Breve saggio storico frutto di un’approfondita ricerca archivistica.

La giovane operaia milanese Teresa Galli (1899-1919) fu assassinata dai fascisti nel centro di Milano, con un solo colpo di pistola alla nuca, durante un corteo di anarchici e comunisti.

Fu la prima di circa 40 donne uccise dai fascisti tra il 1919 e il 1924.

Tale corteo si rivelò una trappola mortale. Un vero e proprio agguato fascista fu organizzato nei pressi di piazza Duomo: ne furono vittime altri due compagni uccisi sempre con colpi di pistola alla nuca. Un militare rimase poi ucciso davanti alla sede del quotidiano Avanti!, che fu devastata dai fascisti.

Il testo illustra, con riproduzioni di molti documenti originali e foto d’epoca, sia i fatti succitati sia gli ambienti industriali periferici da cui proveniva la Teresa Galli, di cui è anche stata trovata una foto.

Il testo è corredato da Indice dei Nomi di persona, Indice delle fonti iconografiche e Indice dei periodici dell’epoca consultati.

Pierino Marazzani, agosto 2019

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Maria Carla Baroni
Piazze di sogni incarnati
Manni Editore, Lecce, 2019, pagine 122, euro 15,00

Raccolta di poesie ispirate ad alti valori di umanità, libertà, femminismo con spunti ateo-anticlericali. L’Autrice, nata a Milano nel 1940, accanto ad una produzione saggistica, già dal 2002 ha affiancato l’amore per la poesia.

Nella poesia “Ogni vita umana” si riscontra un evidente riferimento bruniano ai “miliardi di infinitesimi universi”.

Nella poesia “A mia figlia e a mio figlio” confessa indirettamente il suo agnosticismo razionalista affermando che “non ho verità eterne da presentarvi” invitandoli a “cercare da soli la vostra via”.

L’unico “dio possibile è nelle nostre mani, nel libero arbitrio e nella lotta” contro le ingiustizie.

Nella poesia “Aborto” l’Autrice evoca con commosse parole l’esperienza personale inerente ad una sua interruzione di gravidanza.

Il suo anticlericalismo emerge nella poesia “Il culto dei santi e la paura” in cui si sostiene che i defunti beatificati non sono altro che “cadaveri in teche ingioiellate”, i cattolici sarebbero “masse soggette a feticci”.

Nella poesia “Stati vegetativi permanenti” si auspica la diffusione del testamento biologico contro il mantenimento artificiale in vita di “migliaia di corpi essiccati ingialliti trafitti da tubi artificiali”.

Nella poesia “La campana di Rovereto” un’appello pacifista contro ogni guerra futura.

Pierino Marazzani, aprile 2020

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Marco Zambon
Nessun Dio è mai sceso quaggiù
(La polemica anticristiana dei filosofi antichi)
Carocci, Roma, 2019, pagine 550, euro 46,00

Testo di altissimo profilo filosofico-teologico con importanti riferimenti storici relativi all’epoca imperiale romana. La bibliografia conta ben 350 testi e articoli. Vi sono due Indici: uno dei passi citati e uno degli Autori e dei personaggi antichi.

Qualche perplessità sulla copertina in cui è riprodotto un dipinto del Pinturicchio, ispirato a valori fideisti, che non mi sembrano coerenti con i contenuti e il tono del libro, in cui compaiono anche espliciti riferimenti anticlericali, come quello sul vescovo Paolo di Samosata “ambizioso, che si era vergognosamente arricchito”.

Il capitolo 4 “Ateismo ed empietà”, sia pure inteso come abbandono dei culti pagani, è un invito indiretto a dubitare anche dei culti a noi contemporanei. La critica ragionata relativa alle evidenti contraddizioni di ogni tipo presenti nella Bibbia pervade quasi tutto il libro. Le idee teologiche dei cristiani sono definite “deliranti”, si riscontrano nel libro “giudizi spietati nei confronti della stoltezza dei cristiani” caratterizzati, secondo alcuni filosofi antichi, da una “stoltezza senza rimedio”.

Nel capitolo 10 si sostiene che “Le scritture cristiane non trasmettono alcuna rivelazione” ed anzi “chi se ne faceva annunciatore non meritava alcun credito”. La Bibbia contiene tante pure fantasie, come quella del Diluvio Universale, che sarebbe solo “una favola raccontata a bambini piccoli”. Celso vi trovava anche aspetti “triviali, indegni di Dio”, come per esempio la leggenda dei prepuzi dei Filistei, ripresa poi dai cattolici con la nota reliquia del santo prepuzio di Cristo, un tempo conservata a Calcata in provincia di Viterbo.

Nel capitolo 12 “La falsa teologia dei cristiani”, basata su un presunto Dio simile all’uomo maschio, è criticata aspramente dal filosofo Celso di Alessandria d’Egitto. Il Dio biblico sarebbe “un essere invidioso e maligno”, “geloso e vendicativo”, la cui presunta onnipotenza è una pura invenzione.

Sarebbe inoltre impensabile che un Dio buono abbia potuto incarnarsi in un tizio “consegnato a un destino atroce e disgustoso” come la crocifissione. Giuliano l’Apostata, nipote di Costantino, trova nella Bibbia perfino errori geografici evidenti.

Il filosofo Libanio accusò i cristiani anche di vandalismi contro le statue pagane, e i monaci di finto ascetismo. Gli ultimi filosofi platonici riservarono al cristianesimo solo “cenni sprezzanti” ma soprattutto un “silenzio quasi totale” in quanto lo ritenevano del tutto inconciliabile ed estraneo alla filosofia.

Le idee anticristiane formulate dai filosofi citati in questo libro avevano lo scopo di confutare la pretesa degli intellettuali cristiani di essere maestri di una filosofia più antica e vera di quella ellenica: rifiutavano il concetto che la filosofia greca fosse antesignana di quella cattolica!

In conclusione, bisogna comunque precisare che una completa ricostruzione delle obiezioni anticristiane di epoca classica è impossibile poiché i copisti medievali, tutti monaci, le hanno distrutte in grandissima parte, per cui gli scritti di Celso, Porfirio, Giuliano l’Apostata e Ierocle di Alessandria ci sono noti solo grazie a testimonianze e frammenti da fonti cristiane, spesso di seconda o terza mano.

Pierino Marazzani, maggio 2020

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Jacque de Saint Victor
Bestemmia
(Breve storia di un “crimine immaginario”)
Ariele, Milano, 2019, pagine 100, euro 14,00

Saggio storico-filosofico centrato sulle persecuzioni contro coloro che facevano “un uso insensato o sviato del nome di Dio”, come prescritto in alcuni passi biblici citati nel testo.

I cristiani ripresero poi i divieti biblici applicando terribili pene corporali contro i bestemmiatori recidivi.

Tra le crudeltà loro inflitte il testo cita: fustigazione, mutilazione della lingua o delle labbra, marchio in fronte, perforazione della lingua, gogna, esilio, pena di morte, rogo da vivo o post mortem con dispersione delle ceneri ecc.

Ovviamente, essendo il libro di chiara matrice illuminitico-ateistica, Dio non esiste o comunque non se ne può chiarire razionalmente l’effettiva esistenza, per cui è assurdo punire chi insulta tale dubbia entità. Si può quindi parlare di “crimine immaginario”.

Infatti, l’Assemblea Costituente francese abolì il reato di bestemmia nel 1791, considerandolo residuo di superstizioni medievali.

Il testo ricorda l’illustre figura del filosofo libertino italiano Giulio Cesare Vanini condannato “al taglio della lingua, poi ad essere strangolato e arso per bestemmia, empietà, ateismo”.

L’altrettanto terribile supplizio, ordinato nel 1765 contro il presunto bestemmiatore cavaliere de La Barre da fanatiche autorità civili filoclericali francesi, induce l’Autore ad ipotizzare che il vero bersaglio fosse il filosofo Voltaire: “regolare i loro conti con Voltaire”, in quanto il notissimo filosofo si era messo in salvo all’estero.

Il testo dedica ampio spazio alla letteratura anticlericale francese del secolo XIX e XX notando che, dopo le leggi laiciste del 1905, “l’orgia di immagini satiriche” blasfeme si indebolì nel secolo XX: “L’anticlericalismo sembra superato”.

Infine, venendo alla tragica vicenda dello sterminio della redazione del periodico satirico Charlie Hebdo e dell’islamofobia dilagante, il testo sostiene che “Non è la bestemmia in sé che deve essere sacralizzata, è la libertà di espressione”.

In conclusione si ribadisce il principio intangibile della libertà di criticare le religioni anche con le armi della satira verbale o scritta spinta al limite della blasfemia, tenendo anche conto che “Il Consiglio dell’Europa invita ad eliminare questo delitto”.

Pierino Marazzani, ottobre 2020

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Marco Puppini
Garibaldini in Spagna
(Storia della XII Brigata Internazionale nella guerra di Spagna)
Kappa Vu, Udine, 2019, pagine 241, euro 16,00

Ottimo saggio storico, corredato da bibliografia, Indice dei Nomi, foto e mappe, che ci ricorda le indomite battaglie degli antifascisti italiani in Spagna: preludio della Resistenza.

La profezia di Carlo Rosselli “Oggi in Spagna, domani in Italia” si avverò veramente per cui la sconfitta subita nel Paese iberico fu poi compensata dalla vittoria antifascista in Italia, con relativa fucilazione di Mussolini.

Purtroppo il boia fucilatore generale Franco, grazie al decisivo supporto di USA e NATO, pur avendo massacrato molta più gente di Mussolini, si godette la sua sanguinosissima feroce dittatura fino alla morte per cause naturali nel 1974.

Nel testo mancano però le numerose foto che provano le complicità clerico-fasciste in Spagna: dietro il golpe c’era la reazionaria Chiesa spagnola che, tramite Franco, attuò una specie di nuova Inquisizione, pur non osando perseguitare di nuovo i pochi ebrei e protestanti spagnoli, stavolta le vittime furono gli atei comunisti, socialisti, anarchici e repubblicani.

Solo nei Paesi Baschi i fascisti fucilarono dei cattolici nazionalisti locali fra cui una decina di preti.

L’assassinio di Camillo Berneri nel 1937 a Barcellona, mai rivendicato da alcuno, avrebbe forse meritato più spazio. Manca la testimonianza delle due donne presenti in casa loro al momento dell’arresto dell’intellettuale anarchico ad opera di militari repubblicani in divisa.

Pierino Marazzani, ottobre 2020

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Marco Severini
In favore delle italiane
(La legge sulla capacità giuridica della donna)
Marsilio Editore, Venezia, 2019, pagine 161, euro 12,50

Saggio storico ben documentato che ci ricorda la terribile condizione di servitù in cui erano costrette a vivere le donne in tristi epoche passate.

Il clero reazionario e misogino diede chiaramente una copertura teologica a tali sopraffazioni.

Oltre a non avere il diritto di voto, non potere frequentare le facoltà universitarie in certi Paesi europei ecc., le donne sposate non potevano intraprendere alcuna iniziativa “essenzialmente economica” senza il consenso del coniuge maschio.

Pare poi che alle donne sposate che lavoravano come dipendenti sia stato imposto il versamento del loro salario al marito. Ma poco alla volta tali prevaricazioni furono giudicate obsolete, per cui fu finalmente riconosciuta la piena capacità giuridica della donna, sposata o meno, in tutti i Paesi europei, in Italia lo fu nel 1919.

Il testo spiega così la questione in termini giuridici: la “formale attestazione di naturale incapacità e di soggezione rispetto all’uomo” fu abolita su istanza anche del Ministero della Giustizia.

Un paragrafo è dedicato anche alla festa dell’8 marzo.

Pierino Marazzani, giugno 2020

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Ercole Ongaro
Nella Giacomelli
(Un’anarchica controcorrente)
Zero in Condotta, Milano, 2019, pagine 187, euro 15,00

Ottimo saggio biografico su questa importante figura di politica e scrittrice anarchica atea-anticlericale (1873-1949).

Fu sempre coerente nelle sue idealità laiciste fino alla fine della sua vita, infatti volle funerali senza preti ed essere cremata. Cofondatrice nel 1920 del quotidiano “Umanità Nova”, ancora oggi esistente sotto forma di settimanale, mise tra i propositi della redazione “lotta contro l’ignoranza, contro la menzogna religiosa”. Fu sentimentalmente legata a Ettore Molinari (1867-1926), famoso professore di chimica “che negava Dio come un assurdo assoluto”.

In una sua lettera dal carcere, ove era ingiustamente detenuta nel 1928 per motivi politici, confessò: “Sono una miscredente. Lo spettacolo delle infinite brutture umane mi ha allontanato dall’idea di un Dio onnipotente o onniveggente”.

Comunque fin da adolescente fu “indifferente o ostile alla religione” e già dai suoi primi articoli su periodici anarchici ribadiva che “le cause fondamentali della schiavitù e dell’abiezione dei popoli sono identificabili nei sentimenti religiosi”.

Sosteneva il “libero amore” e giudicava “stolta la religione”, con il leader anarchico Malatesta ebbe un’aspra polemica politica, ma sull’anticlericalismo erano d’accordo: “Guerra alle religioni”!

Nel 1926 fu gravemente colpita, anche nei suoi affetti personali, dalla morte precoce e improvvisa di Ettore Molinari, il quale fu ateo coerente fino all’ultimo, rifiutando ogni funzione religiosa ai suoi funerali: “Nessun accompagnamento funebre”.

Nella si occupò ovviamente anche dell’emancipazione della donna da millenarie discriminazioni di ogni genere, soprattutto di matrice cattolica:

“Tale pregiudizio si presentava irrobustito dal pregiudizio religioso, veicolato dalla religione e dalla Chiesa che imponeva una morale di sottomissione alla donna in ogni ambito”.

Pierino Marazzani, maggio 2020

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Slavoj Zizek
Pedofilia
(Il segreto sessuale della Chiesa)
Mimesis, Milano, 2019, pagine 111, euro 9,00

Breve saggio scritto da un sociologo sloveno, i cui libri sono già stati più volte tradotti in italiano, noto per “l’acuta intelligenza delle argomentazioni, unita alla loro graffiante irriverenza”.

In questo libro si mette sotto accusa la pedofilia ecclesiastica che sarebbe “un prodotto intrinseco della sua stessa organizzazione simbolica”.

Secondo l’Autore “il vero grande mistero della Chiesa cattolica sarebbe proprio la pedofilia, inscritta in modo profondo nell’identità stessa dell’istituzione”. Esisterebbe addirittura una controcultura clericale, dedita in maniera clandestina alla sistematica corruzione dei minorenni, affidati a preti e frati da genitori ingannati o conniventi: “si può effettivamente parlare di un’articolata controcultura all’interno della Chiesa, con il suo sistema di regole nascoste”. La pedofilia ecclesiastica è una “sua oscena appendice segreta”.

L’abuso contro i minori è concepito dai preti come una specie di rito di iniziazione tipico delle società chiuse, l’Autore fa un paragone con il nonnismo militaresco contro le reclute e quello universitario contro le matricole.

La Chiesa deve affrontare seriamente le conseguenze civili e penali di tale spregevole fenomeno da essa stessa generato. L’istituzione clericale deve riconoscere la realtà di tali crimini e porvi rimedio ma, senza una radicale riforma della sua teologia, sembra impossibile!

L’Autore suggerisce alla magistratura di non limitarsi a indagare caso per caso, ma di ampliare le indagini sulla gerarchia clericale: “La Chiesa in quanto istituzione dovrebbe venire essa stessa indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni per simili crimini”.

Pierino Marazzani, luglio 2020

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Luciano Canfora
Il sovversivo
(Concetto Marchesi e il comunismo italiano)
Laterza, Roma-Bari, 2019, pagine 1005, euro 38,00

Ampio e documentatissimo saggio storico biografico, frutto di decenni di studi archivistici e bibliografici, corredato da Indice dei Nomi e riproduzioni fotografiche di importanti documenti storici, sulla figura del professor Concetto Marchesi (1878-1957).

Fu un latinista, docente cattedratico e rettore dell’Università di Padova, deputato della Repubblica, iscritto al PCI da prima del fascismo ed infine dirigente di tale partito con ruoli congressuali prestigiosi.

Fu sempre un agnostico-anticlericale coerente.

Fin dal 1908 fu autore di significativi articoli in cui si dichiarava “senza Dio”, a Pisa attaccò nel 1910 la locale giunta comunale egemonizzata dalla “fazione clericale”.

Ma il suo massimo contributo all’anticlericalismo lo diede nel 1925 pubblicando su “l’Unità” l’articolo intitolato Giubileo in cui ne “indica con crudezza l’intento venale, quattrini, oro, contro indulgenze profuse” poiché è lo “spirito stesso del cristianesimo: non soltanto nelle gerarchie ecclesiastiche del cattolicesimo, ma nello spirito stesso del Cristianesimo è una ostinata forza di conservazione sociale”.

Denuncia poi la sordità della Chiesa di fronte all’istituto della schiavitù: “È comune e falsa opinione che il cristianesimo abbia combattuto la schiavitù”. Infine Marchesi denuncia anche la perenne complicità clericale “con la spada temporale dei re e dei nobili”.

Marchesi votò contro l’incorporazione dei Patti Lateranensi nella Costituzione repubblicana, in dissenso dal gruppo parlamentare del PCI, dichiarando che “vogliamo che questi Patti Lateranensi non entrino nell’ossatura e non divengano parte organica del nuovo Stato”. Si rifiutò di deglutire “la totale inversione di linea voluta e attuata da Togliatti”.

Fu quindi spesso bersaglio degli strali calunniosi e diffamatori di “L’Osservatore Romano”, si cita “un articolo contro di lui” del 10 febbraio 1956.

Il suo coerente pensiero laico di tipo agnostico emerse anche in occasione dei suoi funerali, rigorosamente laici. Egli respinse sempre “il Dio personale della dogmatica cattolica”.

L’altra parte del suo pensiero, che la Storia del secolo XX ha dimostrato giusta, è quella relativa al clerico-fascismo, infatti quella che lui chiamava la “cagnara reazionaria, clericale e fascista” purtroppo imperversò in Italia per decenni. Il testo ne fornisce numerosi esempi:
• in un discorso alla Camera del 1952 Marchesi sostenne che la normativa scelbiana sulla libertà di stampa “aveva un precedente nella normativa mussoliniana”;
• l’abbraccio di Arcinazzo fra il sanguinario generale Graziani, capo militare dei repubblichini, e il ministro Andreotti;
• dopo l’attentato a Togliatti Marchesi parlò esplicitamente di “democrazia fascista”;
• durante il breve periodo dell’epurazione degli elementi filofascisti dall’Accademia d’Italia, Marchesi contrastò le “proposte ultra-assolutorie” apparse su “L’Osservatore Romano”;
• in un ampio articolo apparso su “Rinascita” nel 1947 “una parte non piccola del saggio è dedicata ad un tema che per Marchesi è, da questo momento in poi, centrale: il fascismo si è sostanzialmente salvato”, “la questione del ritorno del fascismo”;
• non per caso un capitolo del libro è intitolato “Il fascismo non è mai morto” per colpa dei “neo-antifascisti” democristiani e liberali, ed in particolare della “involuzione della Democrazia Cristiana, nelle forme totalitarie che sempre più tende ad assumere il governo De Gasperi”. Secondo Marchesi De Gasperi “ha rimesso l’Italia sulla strada che porta al fascismo”;
• il testo cita un articolo di Ambrogio Donini, apparso su “Rinascita”, in cui il presidente dell’Azione Cattolica è definito “un fascista”;
• il testo cita documenti inoppugnabili provenienti dagli archivi del SIM (Servizio Informazioni Militari) che provano come tale servizio agiva al di fuori di ogni dettato costituzionale “coi metodi, gli strumenti e persino le persone della polizia di Bocchini e di Senise”;
• le ambiguità clerico-fasciste democristiane sono ben evidenziate dal resoconto, riportato nel libro, su un comizio missino a Padova. Durante il successivo dibattito alla Camera i democristiani condannano l’operato del “prefetto filofascista” da loro stessi nominato;
• a proposito della famosa “legge truffa” l’Autore ne riporta la salace definizione di Lelio Basso come “fascistizzazione in atto”;
• il controverso tema della “continuità fascistica dopo il fascismo” lo mise in attrito con la politica togliattiana ma senza rotture: “Ma non può negarsi che il rapporto abbia retto”.

Infine una curiosità: anche il professor Marchesi fu vittima di un pestaggio poliziesco in occasione di una manifestazione comunista caricata dalla polizia nel 1951: il giorno dopo pubblicò su “l’Unità” un pezzo rimasto celebre, Malavita in divisa, in cui attaccava il ministro degli interni Scelba come “L’organizzatore dei malviventi” della PS. Fu subito denunciato per vilipendio delle forze dell’ordine ma salvato dalla Giunta della Camera.

Pierino Marazzani, ottobre 2020