R.

Opere in I edizione nel 2003

Filmato in VHS

Autori vari

2550 Anni (e più) di libero pensiero, CLAV (Centro Laico Audio Visuale), Belgio, 2003, cassetta in VHS di 50 minuti, per informazioni: telefono 320/26278840-320/26276841.

È un video riassuntivo e globalizzante sulla storia del libero pensiero, la sua lotta contro l’oppressione clericale e le persecuzioni subite. Si parte dal pensiero critico dell’antica Grecia coartato successivamente dall’integralismo delirante dei monoteismi: si fanno i nomi dei più efferati e fanatici persecutori del libero pensiero e della scienza come il vescovo Teodofilo di Alessandria, il quale fece ardere la famosissima biblioteca e radere al suolo i magnifici templi pagani di questa città.

I più famosi martiri del libero pensiero, come per esempio Giordano Bruno, hanno il loro giusto spazio mentre forse Galileo meritava maggiore attenzione. Si delinea correttamente il ruolo anticlericale della Riforma che libera il credente dal monopolio sacerdotale, il riferimento anche all’umanesimo come ripresa dei valori della classicità. Si citano positivamente quei regnanti che recepirono nei loro Stati i principi di tolleranza dell’illuminismo settecentesco, ad esempio Guglielmo II d’Asburgo. Il video omette però di precisare come papa Pio VI si recasse personalmente a Vienna per cercare di dissuaderlo dall’emancipare ebrei, protestanti e non credenti.

Si esaltano i valori della laicità sia come libertà di coscienza del cittadino sia come neutralità dello Stato di fronte alle scelte etico-religiose. Non mancano ampi riferimenti al progresso scientifico grazie al quale “il sistema mondo non ha più bisogno di Dio”.

Piero Marazzani, maggio 2004

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Rita Pomponio

Il papa che bruciò Giordano Bruno

Piemme Edizioni, Casale Monferrato, 2003, pagine 299, euro 16,90.

É un testo reazionario e oscurantista, tipica espressione di questo papato (Giovanni Paolo II). Dove vogliono arrivare i cattolici è chiaro: dopo aver santificato Roberto Bellarmino, il cardinale inquisitore che fece ardere Giordano Bruno, ora si vuole beatificare anche il papa che ne sottoscrisse la sentenza di morte.

Insomma non c’è limite alla nequizia clericale! !

Non è chiaramente un testo storico bensì apologetico dove tutti i misfatti di Clemente VIII sono giustificati se non esaltati. Comunque il Vaticano emerge anche da questo libro come un covo di vipere: spionaggio, complotti, falsificazioni, calunnie, ipocrisia, veleni eccetera. L’autrice evidenzia tali fatti per rimarcare le presunte virtù eroiche del papa, per noi laici riconfermano invece i notori secolari vizi dell’ ambiente clericale.

Le innumerevoli guerre, più o meno sante, aizzate o almeno finanziate da questo papa contro ugonotti francesi e mussulmani turchi sono tutte approvate in una logica integralista. Le terribili sventure capitate alla famiglia di questo papa sono ampiamente segnalate nel testo al fine di sottolineare il coraggio del pontefice di fronte alle avversità, mentre in realtà riconfermano quanto scrissi nel mio libro ”Le disgrazie dei papi “. Se si inquadrano tali sventure in una visione storica globale di tutta la storia del papato non si può non ravvisarne l’eccezionale quantità e qualità: Clemente VIII fu senz’altro uno dei più colpiti.

Per quanto riguarda Giordano Bruno è evidente l’intento diffamatorio del testo, lo si vuole far passare per una specie di paranoico bestemmiatore e razzista. Gli errori storici sono svariati: non è citato il voto con cui il Senato di Venezia ne decise l’estradizione a Roma, non si accenna all’eventuale tortura subita, nulla si dice sulla sparizione del memoriale difensivo scritto da Bruno.

Testi come questo dovrebbero mettere tutti i liberi pensatori sul chi va là: i fanatismi medievali e i roghi della Controriforma non sono poi così lontani! Non si dimentichi che per secoli la chiesa ha perfino negato che Giordano Bruno fosse stato arso vivo!

Piero Marazzani, luglio 2003

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Chiara Gazzola-Luisa Siddi

Il desiderio, il controllo, l’eresia

(Approcci critici alla bioetica, alla procreazione assistita e alla sperimentazione dei farmaci sulle donne e sui bambini)

La Fiaccola Edizioni, Ragusa, 2003, pagine 110, euro 7,00, per informazioni tel. 0931/839849

E’ un testo che denuncia i misfatti del clerico-capitalismo. La chiesa non solo reprime l’autodeterminazione della donna in materia di contraccezione, aborto e fecondazione ma collabora allo sfruttamento capitalistico in tali ambiti investendo i suoi enormi capitali in numerose aziende del settore (ovviamente senza porsi alcuna remora bioetica). In particolare sembrerebbe che la chiesa investa anche in aziende specializzate in fecondazione artificiale che negano l’accesso ai trattamenti a quelle coppie sterili non in grado di pagarsi le cure.

L’attuale governo Berlusconi si distingue in tali ambiti per le sue proposte reazionarie e oscurantiste imbeccate dal Vaticano il cui scopo ultimo è quello di ribadire il controllo clerico-statale del corpo femminile. Il testo fornisce utili contributi al dibattito sul rapporto tra femminismo, anticlericalismo e sinistra alternativa. In particolare l’applicazione dell’ottusa dottrina cattolica in materia di contraccezione e aborto ha prodotto devastanti conseguenze in Africa e Sud America: l’AIDS ha raggiunto livelli incredibili nei paesi africani a maggioranza cristiana mentre in Argentina l’aborto clandestino è la prima causa di morte nelle donne in età fertile.

E’ purtroppo in atto un offensiva reazionaria a livello planetario volta a trasformare molti stati da laici a confessionali e, proprio in Italia, vi sono molti preoccupanti segni in tal senso. Il movimento femminista italiano deve uscire da un certo “intellettualismo di maniera” per giocare un ruolo centrale nel contrastare la deriva clericale.

Da segnalare la parte del testo che denuncia le ambiguità clericali sulla definizione di morte.

Infine un cenno alla bella copertina a colori con, in primo piano, una donna che denuncia i misfatti sopraccitati con l’arma della penna mentre nell’altra tiene una mela, simbolo della ribellione di Eva. In secondo piano una donna intubata ridotta a strumento di tecnologie spesso criticabili.

Piero Marazzani, settembre 2003

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Andrea Riccardi

Pio XII e Alcide De Gasperi

(una storia segreta)

Laterza Editore, Roma-Bari, 2003, pagine 98, euro 5,00.

La pubblicazione di due verbali custodi ti negli archivi vaticani, raccolti in questo piccolo testo, costituisce l ‘ennesima prova documentale delle collusioni clerico-fasciste del Vaticano.

Per Pio XII la politica seguita dalla DC tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 del XX secolo era troppo acquiescente verso le sinistre. Il Vaticano esigeva l’instaurazione in Italia di uno stato cattolico autoritario che lasciasse ai comunisti e ai protestanti spazi d’azione limitati o nulli. Il cosiddetto “partito romano” era costituito da un gruppo di prelati di curia reazionari e integralisti, capeggiati dal noto fanatico gesuita padre Riccardo Lombardi, che si batteva per una svolta a destra nella vita politica italiana. A tal fine De Gasperi venne pressato anche tramite alcuni incontri personali che coinvolsero pure sua moglie, la quale ebbe un acceso diverbio con il citato padre Lombardi.

Le frasi pronunciate dallo statista democristiano costituiscono l’evidente prova di care l’ Italia sia stata guidata per anni da politici succubi del capo di uno stato estero:

“Se il santo padre decide diversamente, in tal caso mi ritirerei dalla vita politica. Sono cristiano, sono sul finire dei miei giorni e non sarà mai che io agisco contro la volontà espressa dal santo padre” (pagine 86-87).

In sostanza la presidenza del consiglio italiana era in mano ai capricci del papa e dei suoi veri o presunti inviati

“Ma insomma, chi dobbiamo sentire come ambasciatore del papa?” (pag. 98)

Così chiede ad un certo punto Andreotti, allora sottosegretario di De Gasperi.

Una delle cose che fece irritare di più il Vaticano fu la legge che vietava la ricostituzione del partito nazionale fascista. Ma come, ribatteva l’inviato del papa monsignor Pavan, il comunismo era da considerarsi il vero nemico e non il neofascismo. Più chiara affermazione della linea politica clerico-fascista del Vaticano  non si poteva pretendere! La moglie di De Gasperi fu a tal punto infastidita dal fanatismo destrorso del Vaticano che così rispose al padre Lombardi: “Andate al fascismo. Ve lo vedrete il fascismo!”(pag. 25)

Il filo-fascismo dei gesuiti era espresso in maniera chiara ed inequivocabile sulla loro rivista “Civiltà cattolica” in cui si esaltava il regime del dittatore spagnolo Franco come il più prossimo alla visione della chiesa in materia di culti acattolici. Per quanto riguarda il problema dei neofascisti del M.S.I. fu comunque subito raggiunto un tacito accordo col Vaticano quando De Gasperi chiarì che la legge che vietava la ricostituzione del P.N.F. non coinvolgeva affatto il M.S.I.

Le elezioni comunali di Rana del 1952 furono l’ennesima occasione per un acceso scontro tra De Gasperi e il Vaticano il quale pretendeva la costituzione di un fronte clerico-fascista (DC+MS1+Monarchici) rifiutato dalla D. C.. In questo testo mancano riferimenti ai colloqui segreti fra neofascisti e gesuiti denunciati dal prete transfuga Alighiero Tondi, passato in quegli anni all’area dì sinistra tanto da scrivere articoli per “l’Unità”.

I continui dinieghi dì De Gasperi gli costarono il rifiuto di un’udienza privata che aveva chiesto al papa per delle ricorrenze familiari: al contrario è il caso di ricordare come Pio XI a suo tempo ricevette Mussolini in Vaticano con rutti gli onori, come pure furono ricevuti in Vaticano molti gerarchi nazisti come Ribbentrop.

Un ultimo elemento importante che emerge dal testo è il ruolo di suor Pascalina, ufficialmente anonima inserviente del papa, ma in realtà dotata dì un grosso potere e dì informazioni di prima mano, grazie ai rapporti intimi che intratteneva con Pio XII fin da quando era nunzio in Germania.

Piero Marazzani, ottobre 2003

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Daniel Jonah Goldhagen

La chiesa cattolica e l’olocausto – Una questione morale

Mondadori, Milano, 2003, pagine 351, euro 19,00,

É un nuovo documentatissimo testo che analizza le responsabilità della chiesa cattolica romana nell’Olocausto. Oltre al dato storico aggiornato il lettore vi troverà utili riferimenti di filosofia del diritto, crimino1ogia e teologia che evidenziano inequivocabilmente la colpevolezza della chiesa sia dal punto di vista morale sia penale relativamente a quei cristiani, molti dei quali ecclesiastici, che presero parte all’Olocausto.

La chiesa ha bersagliato il popolo ebraico con una sistematica disumana reiterata diffamazione a sfondo razzistico di cui nel testo sono esposti numerosi documenti di età moderna e contemporanea. In particolare Pio XII archiviò la positiva e temporalmente azzeccata enciclica antirazzista di Pio XI, tacque sistematicamente sull’Olocausto, tacque sulle stragi tipo pogrom che lo precedettero e lo seguirono specie in Polonia dove l.500 ebrei furono massacrati dopo la fine dell’occupazione nazista, assistette compiaciuto al ruolo primario svolto dal clero slovacco e croato nello sterminio degli ebrei di quei paesi, continuò a far pubblicare scritti cattolici antisemiti pieni di paranoiche calunnie contemporaneamente all’Olocausto, i suoi cappellani militari assistettero silenti se non complici a stragi e fucilazioni di massa eccetera.

Nel dopoguerra Pio XII contribuì a salvare dalla giusta punizione migliaia di criminali di guerra nazisti, accettò in deposito oro rubato agli ebrei, insabbiò tutte le prove delle complicità clerico-naziste, mantenne nell’ordine gesuita, che dipendeva direttamente da lui, norme razziste antisemite ancora più rigide di quelle dei nazisti stessi (per esservi ammessi non si dovevano avere antenati ebrei per 4 generazioni mentre per i nazisti ne bastavano 2, bastava che i due genitori e i quattro nonni, pur discendenti da famiglia ebraica, professassero un’ altra religione) .

L’aurore sostiene giustamente che bisogna stare attenti alle manipolazioni clericali sull’Olocausto: recenti atti e documenti di parte cattolica ( es. croci ad Auschwitz, beatificazione di Edith Stein ecc.) provano come il Vaticano, lungi dal fare una seria e definitiva autocritica, cerchi di strumentalizzare tale spaventoso evento a fini egemonici. La chiesa è tuttora piena di preti razzisti e filo-nazisti che sono perfino riusciti a far avere la dispensa per sposarsi (cosa rarissima sotto questo papato) al prete figlio del segretario di Hitler Martin Borman. La pervicace insistenza del Vaticano a non scomunicare la dottrina nazista induce l’autore a porsi un’amara domanda cui “manca una valida risposta”: “Perché Pio XII scomunicò tutti i comunisti del mondo nel 1949, compresi milioni di persone che non avevano mai torto un capello a nessuno, ma neppure un tedesco o un collaborazionista che servì Hitler, cattolico di nascita -così come quel milione circa di volonterosi carnefici del popolo ebraico?”.

Il testo contiene comunque alcune affermazioni discutibili:

-pag.l84 : la chiesa non ha affatto dismesso la sua ‘veste militante e marziale poiché esistono in tutto il mondo migliaia di cappellani militari e varie associazioni integraliste di carattere bellicoso se non terroristico
-pag.l89 : essere anticattolici non è affatto sbagliato specie in paesi come l’Italia dove questa religione si è macchiata di gravissimi crimini contro l’umanità (es. rogo di Giordano Bruno)
-pag.l90 : la chiesa cattolica negli ultimi decenni non è affatto cambiata in meglio, anzi questo papato è stato caratterizzato da un ritorno di clerico-fascismo molto marcato
-in più punti l’autore mette sullo stesso piano Pio XI e Pio XII, evidentemente non ha letto i diari di Ciano in cui sono puntualmente riportate le sfuriate di Mussolini contro Pio XI , di cui più volte ne auspica la morte.

Al contrario Musso1ini e i diplomatici nazisti lodarono in più occasioni Pio XII e comunque mai ebbero a lamentarsi di questo papa.

Piero Marazzani, novembre 2003

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Martino Semeraro

Il tribunale del Santo Ufficio di Oria

(Inediti processi per stregoneria per la storia dell’Inquisizione in età moderna)

Giuffré Editore, Milano, 2003, pagine 185, euro 14,00.

Questo documentatissimo testo, ricco di note e corredato da una bibliografia di oltre 150 testi specializzati e da un indice dei nomi, ci riporta nella prima metà del Settecento in provincia di Brindisi. In particolare il libro tratta della diocesi di Oria nella quale da vari anni alcuni studiosi ne stanno esaminando sistematicamente l’archivio con specifica attenzione al fondo “sortilegi e stregonerie” che purtroppo si trova, per evidenti responsabilità clericali, in uno stato di disordine grazie al quale continuano a sparire importanti documenti inquisitoriali: tra le perdite più dolorose le sentenze, di cui resta “probabilmente una sola”.

Comunque il lodevole lavoro di ricerca archivistica dell’autore ha evidenziato come questa sede locale dell’Inquisizione, affidata ai padri domenicani, si occupasse di reati di opinione, sequestro di libri proibiti, omosessualità, rapporti sessuali di membri del clero, casi di epilessia scambiati per fenomeni demoniaci ma, soprattutto, di casi di stregoneria.

Tra questi il libro approfondisce la vicenda di tre donne inquisite per tale reato e lasciate al Sant’Uffizio in prigione senza processo per cinque anni, periodo durante il quale una delle accusate è “morta, probabilmente in carcere”. Questa incredibile detenzione preventiva suscita la giusta protesta dell’avvocato difensore, di cui ci è giunta la memoria difensiva in originale, che la definisce “lunga e penosa”. L’autore ci illustra poi un altro caso di duplice auto-denuncia da parte di una “bizzocha” dell’ordine carmelitano la quale, vittima del suo stesso voto di castità, avrebbe avuto ripetute allucinazioni demoniache e addirittura rapporti sessuali col diavolo stesso in forma di caprone.

Ma tali fantasiosi racconti erano ormai presi con scetticismo sia dai giuristi sia dagli intellettuali dell’epoca i quali, sia con scritti anonimi sia con interventi firmati, ormai osavano contestare apertamente l’Inquisizione e le sue ciarlatanerie. Il testo segnala i nomi dei primi coraggiosi oppositori: lo storico L. A. Muratori e l’intellettuale roveretano G. Tartarotti. Anche nel Regno di Napoli qualcosa si muoveva e nel 1746 il re ordinò l’abolizione del Sant’Uffizio. Inoltre tutti i processi dovettero essere pubblici e non segreti come faceva da sempre l’Inquisizione. Il testo attacca l’Inquisizione anche da un punto di vista evangelico citando documenti in cui si invitavano i suoi esponenti a dimenticare la “correctio fraterna”, pure prevista chiaramente in Matteo 18,15 e confermata da Tomaso d’Aquino.

Insomma il Settecento è veramente il secolo in cui si inizia ad uscire dall’oscurantismo medievale e controriformista nonostante le veementi proteste papali!

L’autore ci illustra anche brevemente la vicenda di un eretico del XVI secolo che, per salvarsi da sicura morte ad opera dell’Inquisizione, fu costretto a fuggire all’estero.

Piero Marazzani, marzo 2004

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Luisa Moraro

Guglielma e Maifreda

(Storia di una eresia femminista)

La Tartaruga Edizioni, Milano, 2003, pagine 285, euro 14,00.

Questa edizione, riveduta e corretta, del testo del 1985 presenta nuove foto riguardanti tale vicenda e un saggio posto alla fine del testo intitolato “La terza scelta”.

Nel settembre del 1300 furono bruciati a Milano alcuni eretici nell’ambito di un processo di soppressione fisica di tutti i dissidenti, che già nel corso del secolo XIII aveva visto numerosi roghi. La spietata repressione dell’Inquisizione aveva trasformato la città lombarda da “fovea hereticorum” a bastione del cattolicesimo nella sua versione più biecamente clericale. L’autrice non risparmia termini pesanti contro l’Inquisizione: “feroce”, “tribunale senza pietà”, “sorte terribile”, “interrogatorio lungo e drammatico” ecc. Ne fanno le spese un uomo, due donne e un cadavere processati dai frati domenicani ma le cui sentenze di condanna furono pronunciate dal tribunale dell’arcivescovo. È possibile che altre persone siano state condannate al rogo ma la mancanza degli atti processuali completi e la carenza delle cronache del tempo ci impediscono una ricostruzione storica completa di questi avvenimenti.

La rivalutazione della donna operata da questo piccolo gruppo di cristiani dissidenti non è un fatto isolato ma si inserisce all’interno di una ripresa dell’elemento femminile presente in altri movimenti clericali medievali, si pensi ad esempio a Margherita di Trento che ebbe un ruolo primario nell’eresia dolciniana. Ma poiché uno dei cardini del cristianesimo, così come dell’ebraismo e dell’islamismo, è proprio l’estromissione della donna da ogni funzione sacerdotale in contrapposizione alle pre-esistenti religioni pagane, il clero represse questa eresia con rigore e cercò in ogni maniera di cancellarne la memoria.

La reazione clericale, vedendo sconfitto il suo tentativo di far sparire ogni ricordo di questa eresia, cerca oggi di confondere le acque valorizzando la presunta santità di Guglielma, che quindi sarebbe rimasta vittima di un errore giudiziario. È il gioco già riuscito con Giovanna d’Arco, bruciata dopo un processo tenuto da decine di frati, vescovi e teologi e poi fatta santa.

Al contrario noi laici dobbiamo valorizzare questa eresia per il suo carattere anticlericale e antipapale e per il valore di rottura col maschilismo cattolico, contro ogni revisionismo sull’Inquisizione in quanto l’assoluto pacifismo di questa setta evidenzia ancora di più la crudeltà omicida del cattolicesimo romano.

È infine da rilevare che praticamente tutti i libri di storia in uso nelle scuole ignorano questa eresia. È un fatto incredibile e questo libro documentatissimo speriamo induca a rivedere tale posizione di chiusura degli storici.

Il testo è corredato da un’ampia e completa bibliografia e da un indice dei nomi in cui è citato anche papa Giovanni XXII poiché inviò al governo milanese una sua lettera per sollecitare misure repressive anche contro i presunti complici degli eretici, tra cui la potente famiglia Visconti.

Piero Marazzani, marzo 2004

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Renato Pierri

Il quarto segreto di Fatima

(La Madonna antievangelica e anticomunista inventata dalla Chiesa)

Kaos Edizioni, Milano, 2003, pagine 145, euro 13,00.

È un ottimo testo di controinformazione con validi spunti satirici e polemici, come spesso sforna questa battagliera casa editrice che dispone di un’ampia collana di testi sui più diversi misfatti clericali.

L’origine di questa vicenda, giustamente definita dall’autore “Il grande imbroglio”, si può far risalire ad un libretto di religiosità popolare letto dalla madre della futura suor Lucia ai suoi figli “dove si racconta la storia dell’apparizione della Madonna ad un fanciullo e ad una fanciulla…Ma si può escludere che quella storia non avesse influito sui tre bambini? Abituati com’erano a trasformare le preghiere in gioco, a imitare angioletti e perfino il Signore, perché non avrebbero dovuto “giocare alle apparizioni”?”. Si tenga anche presente la situazione di totale ignoranza e di analfabetismo in cui vivevano i ceti rurali del Portogallo all’inizio del XX secolo. Questa montatura clericale fu quindi particolarmente facile da avviare nonostante le evidenti contraddizioni puntualmente evidenziate dall’autore: come mai le profezie della Madonna sulla fine della guerra nel 1917 non si avverano? A qual fine mostrare a tre bambini terribili scene di supplizi infernali? Ha senso richiedere sacrifici continui a dei figli di povera gente che già non aveva nulla? L’ordine della Madonna di non rivelare alcuni “segreti” contraddice con il dettato evangelico di ammaestrare tutte le genti. Come mai il miracolo del “sole danzante” non è stato registrato da alcun osservatorio astronomico? E perché poi non si sarebbe più ripetuto salvo che in forma privata per il solo Pio XII nei giardini vaticani?

In realtà questo fenomeno non è altro che l’effetto di una retinite da fissazione eccessiva del sole con relativa oscillazione dell’immagine ottica.

Infine le lettere che suor Lucia di Fatima scrisse in seguito provano inoppugnabilmente le sue inesistenti doti profetiche: infatti la “veggente” sbagliò anche riguardo alla fine della II guerra mondiale. La verità è che suor Lucia ha attribuito alla Madonna delle “stupidaggini”, il suo segreto non è altro che “un insieme di grandi sciocchezze” frutto di “sogni strampalati di tre pastorelli ignoranti”. L’unica previsione azzeccata è la prematura morte di due dei tre pastorelli sulle cui modalità l’autore esprime il fondato dubbio che non siano stati curati a dovere, pur essendo sotto la tutela del ricchissimo clero portoghese. L’autore si scaglia anche contro le mortificazioni cui la Madonna avrebbe indotto i tre pastorelli. Il messaggio di Fatima non è solo un’apologia della sofferenza ma anche un invito a disprezzare la vita umana.

La Chiesa pompò queste apparizioni al fine di abusare della credulità popolare, non solo per aumentare il suo ascendente sulle masse ma anche per fini politici: non a caso la Madonna batte molto sui sacrifici e la rinuncia alle “vanità” del mondo. In tal modo le classi ricche possono tranquillamente godersi i loro beni su questa terra limitandosi a qualche elemosina mentre i poveri sono ingannati dal miraggio del Paradiso post mortem.

A fianco della storia di Fatima il testo si presta a varie considerazioni relative alla storia dell’anticlericalismo, tra cui segnalo che nel 1917 la Federazione Portoghese del Libero Pensiero distribuì volantini “contro la turpe speculazione fatta con la commedia ridicola di Fatima”.

Alcuni ragionamenti dell’autore sulla genesi dell’anticlericalismo invece non sono condivisibili poiché, a mio parere, è nella natura stessa di tutti i fenomeni irrazionali portare a momenti di fuga dalla realtà strumentalizzati poi dalle classi dominanti.

Piero Marazzani, aprile 2004