R.

Opere in I edizione nel 2002

Giuseppe Ferrara

L’assassinio di Roberto Calvi

(In appendice: lettere di Carlo Calvi e il testo del film “I banchieri di Dio”)

Massari Editore, Bolsena (Viterbo), 2002, pagine 160, Euro 11,00.

È un testo molto interessante che illustra in maniera chiara le responsabilità del Vaticano nella bancarotta del Banco Ambrosiano ed in altre operazioni spionistiche e criminali. Il libro è purtroppo privo sia dell’indice dei nomi che dei luoghi e ciò ne rende difficile l’analisi, specialmente per quanto riguarda l’inquadramento del ruolo di importanti personaggi, come per esempio Andreotti.

Il disegno politico reazionario portato avanti da Licio Gelli e dalla loggia P2 aveva il suo principale punto di appoggio in Vaticano nel presidente dello IOR, la banca del papa, Paul Marcinkus. Il referente politico più noto era Giulio Andreotti, molto introdotto in Vaticano, il cui ruolo criminoso è evidenziato sia nel testo che nel film. Per molti anni Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, fu spremuto come un limone regalando miliardi per le più spregiudicate operazioni guerrafondaie, di spionaggio e sabotaggio senza che, ovviamente, la sua banca recuperasse alcunché delle cifre date. Il tutto, è chiaro, su mandato del Vaticano che, tramite società fantasma domiciliate nei paradisi fiscali dei Caraibi, era il vero padrone di questa banca!

A questo punto si inseriscono i maneggi per il rinnovo del concordato tra Italia e Vaticano: tra le contropartite richieste dai partiti presunti laici, PSI e PCI, al Vaticano per non creare disturbi vi furono anche un bel gruzzolo di miliardi che il solito Calvi sborsa, su input della santa sede, a favore di questi due partiti. Grazie anche ai miliardi regalati da Calvi a PSI e PCI nel 1984 fu approvato un vergognoso concordato per certi aspetti peggiore di quello clerico-fascista del 1929 (vedi per esempio l’ora di religione per i bambini di tre anni nelle scuole materne statali).

Grazie ai miliardi prestati da Calvi all’Argentina, e mai resi, la chiesa si arrogò privilegi su privilegi in questa nazione al punto che al papa fu addirittura permesso di dire messa alla Casa Rosada, sede del Presidente della Repubblica (è come se nei suoi viaggi in USA si fosse concesso al papa di dire messa alla Casa Bianca).

La responsabilità principale della bancarotta del Banco Ambrosiano è del Vaticano poiché, come risulta dai verbali del Consiglio di Amministrazione, le sue consociate estere avevano un’esposizione, nei confronti di entità facenti capo allo IOR, dell’ordine di un miliardo di dollari, di cui circa duecento milioni direttamente nei confronti dello IOR.

Calvi, che incautamente si era prestato ai giochi sporchi del Vaticano, ormai era solo un testimone scomodo da far sparire ad ogni costo anche perché, per salvarsi, si era rivolto all’Opus Dei, ricchissima organizzazione reazionaria cattolica, malvista in settori del Vaticano. Rosone, il vice Presidente del Banco Ambrosiano, viene ferito da un noto malavitoso romano della banda della Magliana, legata ad ambienti politici di destra ed infine lo stesso Calvi viene ucciso tramite strangolamento a Londra da ignoti sicari, a pochi passi da una banca dell’Opus Dei.

Anche l’attentato al papa, ritenuto troppo vicino all’Opus Dei, è richiamato nel testo per attribuirlo a losche trame intra-curiali. È del resto notorio che il papa regna ma non governa, chi comanda veramente in Vaticano è una cricca di potere cui il pontefice non deve dare troppo fastidio, pena la sua eliminazione, in un modo o nell’altro. La bieca ipocrisia del clero emerge chiaramente nel fatto incredibile che Marcinkus obbligò Calvi a firmare contemporaneamente delle lettere finanziarie le quali attestavano l’una il contrario delle altre.

settembre 2002

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Karlheinz Deschner-Horst Herrmann

Anticatechismo (200 ragioni contro le chiese e a favore del mondo)

Massari Editore, Bolsena (Viterbo), 2002, pagine l60, Euro 11,36.

È un testo articolato sotto forma di domande, e più o meno ampie risposte, suddivise per argomento e facilmente rintracciabili ne11’indice generale grazie alla loro sistematica numerazione. Ricca la bibliografia che si compone di oltre duecento testi datati fra il 1879 e il 1990, anno in cui il libro è stato pubblicato in Germania.

Il mestiere clericale porta inevitabilmente a giocare con l’ ignoranza altrui ma la disonestà del sacerdote si può smascherare e questo testo è molto utile in tal senso grazie alla chiarezza e concretezza. Vi si dà ampio spazio alle milioni di vittime che il cristianesimo ha sulla coscienza, specialmente da parte catto1ica. Tra i massacri citati ricordiamo quello poco noto dei samaritani, sterminati in Palestina nel V secolo per ordine degli imperatori bizantini. E’ vero che Giovanni Paolo II ha espresso riprovazione e chiesto perdono per alcuni crimini papisti ma con evidenti lacune e contraddizioni che ne inficiano ogni credibilità: per esempio gli autori citano il fatto che , nessun santo padre ha “espresso compianto” per i circa 750.000 serbi assassinati dai cattolicissimi croati nel 1941-l944 né chiesto scusa per i 240.000 convertiti a forza. Il dettaglio del testo è quello di un anticlericalismo molto duro che indulge spesso alla satira, la chiesa cattolica è frutto di una colossale serie di invenzioni che ad una verifica storico-critica si rivelano del tutto inconsistenti. Ad esempio che Pietro sia stato il primo pontefice è storicamente falso così come il parto verginale della Madonna, ripreso pari pari da miti di età classica ecc. L’azione antifemminile della gerarchia cattolica è bene evidenziata nella risposta alla domanda: “perché le donne hanno vita dura nella chiesa?” La verità è che il Vaticano è una delle roccaforti del patriarcato e della misoginia clericale e non a caso proprio da lì partì la caccia alle streghe con una bolla di Innocenzo VIII. La bestiale voluttà degli inquisitori giunse spesso al punto di denudare le povere vittime per cercarvi le famigerate zone insensibili al dolore o i cosiddetti marchi delle streghe. La satira degli autori si scatena a proposito delle reliquie, settore nel quale gli abusi della credulità popolare superarono ogni limite: si accenna tra l’altro ai 19 santi cui sono attribuiti, sparsi tra chiese e cappe11e, ben 121 teste e 136 tronchi. La degenerazione morale della curia romana è denunciata a proposito della finta castità di preti e frati la quale nasconde per lo più un’ attività sessuale sfrenata che attrasse nella Roma papale migliaia di prostitute: per esempio nel 1490 su 100.000 abitanti c’erano 6.800 meretrici. Pio II disse al re di Boemia che la chiesa non poteva vivere senza un accurato sistema di postriboli. Anche la dottrina sociale della chiesa è in realtà una mistificazione che nasconde una precisa scelta di classe filo-padronale: le diocesi, i conventi, i cardinali ma soprattutto i papi sono ricchissimi e quindi, non possono che stare dalla parte di coloro che difendono i ceti proprietari ( si cita nel testo una poco nota indagine di Lenin sui 1ibretti bancari russi). Le complicità della chiesa con i nazisti sono documentate con il rigore di chi vi ha assistito, il Deschner è nato nel 1924, e non ha problemi a fare nomi e cognomi di vescovi e cardinali compromessi col regime hitleriano.

Concludo con una frase del prete dissidente italiano Giuliano Ferrari, riportata nel testo a pag.145: “la chiesa cattolica è la maggiore e più sporca impresa d’affari del mondo!”

settembre 2002

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Karlheinz Deschner

Storia criminale del cristianesimo

Tomo III – La Chiesa antica (Falsificazione, istupidimento, sfruttamento, sterminio)

Ariele Edizioni, Milano, 2002 (1990 in Germania), pagine 523, Euro 21,00

È un’analisi globale documentatissima (oltre mille note bibliografiche e altrettanti testi citati nella bibliografia secondaria a cura di Katia Deschner, un indice dei nomi fitto di ben 22 pagine) delle turpitudini clericali dell’epoca paleocristiana. Si parte da un’accurata critica antibiblica che ne denuncia le falsificazioni, interpolazioni, contraddizioni, incongruenze, forzature interpretative e soprattutto la mancanza di basi certe e incontrovertibili poiché sono spariti i vangeli originali: per secoli la chiesa cattolica ha tentato fraudolentemente di spacciare due vangeli di Marco scritti in latino come i veri originali ma poi si è dovuta arrendere all’evidenza che tutto il nuovo testamento è scritto in greco o in aramaico e solo molto tempo dopo lo si è tradotto in latino. La veridicità storica dei vangeli è contestata con solidi argomenti, la stessa reale esistenza di Gesù è molto dubbia, non regge ad una seria critica storica ed in ogni caso l’autore ne attacca la presunta natura divina. Vi è poi, a provocare ancora più confusione in una materia già poco chiara, la questione delle decine di vangeli apocrifi artificiosamente risolta a colpi di sentenze conciliari senza alcuna esegesi dei testi. In sostanza si presero quei quattro vangeli, che erano più utili ai fini di potere delle chiesa cattolica,  escludendo arbitrariamente gli altri.

Le errate profezie di Cristo su un suo prossimo ritorno, ancora viventi i suoi apostoli, costituiscono una prova evidente della sua falsità. La sua nascita da una vergine è una trita favoletta troppo simile a tante altre storie similari presenti in tutte le religioni antiche per essere creduta: il culto mariano non è altro che una invenzione al fine di riciclare antichissimi culti pre-cristiani. Falsificazioni sono documentate relativamente ai nomi degli autori di scritti paleocristiani, al loro contenuto, alla loro datazione, al tempo e luogo di redazione etc. Insomma per l’autore siamo davanti ad un “mare magnum” di falsificazioni ordite dal clero contro cui si scaglia con dure espressioni: “ipocriti”, “teorizzatori di menzogne”, “fraudolenta costruzione”, “canagliate” etc.

La chiesa antica propugnò un vero e proprio “istupidimento” delle masse popolari distruggendo la cultura antica a colpi di incendi di intere biblioteche, incarcerando ed uccidendo filosofi, chiudendo scuole ed accademie, demolendo insigni monumenti e opere d’arte. Nel testo sono citati i nomi dei liberi pensatori che nei secoli IV e V cercarono di mantenere spazi culturali non controllati dalla chiesa: Ipazia, Sopatro, Ierocle e altri i cui scritti sono stati, ovviamente, fatti sparire dai “teppisti clericali”. Identica triste fine fecero numerose sette cristiane accusate di eresia e sciolte dal governo imperiale romano a colpi di carceri, esilii e patiboli. Alla scienza antica si sostituiscono le scemenze più incredibili come il culto macabro di parti cadaveriche, oltretutto commettendo anche in questo campo abusi di ogni genere: commerci scandalosi, falsi, furti, abusi della credulità popolare (esempio: il culto del prepuzio di Cristo). I settori più fanatici del clero erano rappresentati dai monaci le cui terribili violenze contro gli eterodossi e contro loro stessi, tramite ascesi spietate, sono esaminate accuratamente dall’autore.

La schiavitù non fu affatto eliminata dall’avvento del cristianesimo ma anzi, al contrario, la legislazione in materia voluta dall’imperatore cristiano Giustiniano fu tenuta presente nel millennio successivo per giustificare la schiavitù dei popoli amerindi e africani. Tuttavia, conclude l’autore, come in passato avvenne per il paganesimo anche il cristianesimo vegeterà fino all’esaurimento: la fase dello sviluppo della nostra specie umana, che ha visto il trionfare delle religioni rivelate, volge al termine e questo testo può servire a fare aprire gli occhi alle masse ingannate.

dicembre 2002

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Piero Marazzani

Le disgrazie dei papi

Edizioni La Fiaccola, Ragusa, 2002, pagine 156, Euro 7,75 (Per informazioni: tel. 02/3506411-0931/839849)

Il prestigio papale si regge su una sistematica falsificazione della storia della chiesa, perpetrata soprattutto nei libri di testo in uso nelle scuole, citandone solo gli aspetti favorevoli ed omettendo invece misfatti e disgrazie. E’ proprio quest’ultimo poco noto aspetto della storia della chiesa che si occupa il presente testo.

La satira degli anticlericali del passato si è già più volte rivolta a sottolineare l’evidente contraddizione tra la pretesa papale di rappresentare Dio su questa terra e l’assenza di segnali di una qualunque particolare predilezione o buona fortuna riscontrabile in duemila anni di pontificati romani. Anzi, semmai, le incredibili disgrazie che hanno colpito i papi sembrerebbero evidenziare una qualche “maledizione di San Pietro” che colpisce i papi, le loro famiglie e i loro fautori politici. Chi dubita di tale affermazione non ha che da leggere questo testo, che comprende tutti i papi da Pietro a Giovanni Paolo II, per rendersene conto.

Nel secolo XX si sono verificati alcuni dei casi più clamorosi: i due firmatari dei concordati italo-vaticani, Craxi e Mussolini, sono morti entrambi in circostanze assai tristi esattamente a 16 anni di distanza dalla firma. Per non parlare di Goria, il presidente del consiglio che siglò l’accordo sull’ora di religione, morto a soli 50 anni. Ma il caso più clamoroso è quello che ha coinvolto la famiglia cattolica dei Kennedy, bersagliata da una serie incredibile di disgrazie tanto che più volte la stampa ha titolato su una presunta maledizione che graverebbe su di loro: ebbene, questo testo documenta il particolare trattamento privilegiato che il Vaticano ha sempre riservato loro, con quali risultati calamitosi tutti possono constatare!

I papi sono ben consci delle terribili sventure che hanno colpito quasi tutti i loro predecessori, specialmente quelli dell’epoca paleocristiana e medievale e quindi, sia per una forma evidente di superstizione, sia per nascondere ai fedeli tali calamità che potrebbero ingenerare sfiducia nell’istituzione ecclesiastica evitano come la peste di chiamarsi con i nomi dei papi più disgraziati. Siamo così nell’assurda situazione che, per esempio, il nome Stefano, primo martire della storia della chiesa, che identificò ben 10 papi prima del 1058, da allora in poi nessun pontefice ha mai più avuto il coraggio di riprenderlo: il motivo è chiaro, basta guardare la tabella dei papati più brevi a pagina 9, ci sono ben tre Stefano tra quelli morti nel primo anno di pontificato e tale nome guida la classifica dei papi più scalognati di tutti i tempi. Infatti Stefano II morì dopo solo due giorni dalla sua elezione! Se si guardano i nomi dei primi sette pontefici di questa macabra classifica si vede che dal secolo XVII nessun papa ha mai più voluto chiamarsi come loro. Se non è superstizione questa!

Ciò costituisce altresì un’evidente prova della falsità dell’istituzione pontificia: il fatto che i papi scelgano i loro nomi con criteri non religiosi ma profani. Evidente il caso di Giovanni XXIII, il cui nome costituisce una prova inequivocabile di superstizione: essendo papa Roncalli eletto già ultrasettantenne scelse di chiamarsi Giovanni, richiamandosi al longevo Giovanni XXII (1316-1334) morto a 89 anni dopo 18 anni di pontificato, augurandosi un analogo lungo pontificato che però non si verificò.

I papi evitano rigorosamente non solo i nomi dei pontefici morti prematuramente ma anche quelli dei pontefici morti in odore di eresia o sospettati di avere svolto azioni contro la chiesa stessa: è il caso di Clemente XIV che sciolse l’ordine dei gesuiti. Il suo gesto lasciò una cos’ pessima memoria fra i suoi successori che nessuno ha più voluto chiamarsi come lui! Eppure il nome Clemente è sempre stato uno dei prediletti dai papi. Il nome del papa dell’anno mille, Silvestro II, ritarda da mille anni poiché fu accusato di coltivare interessi esoterici e quindi di natura ereticale.

Alcuni nomi rimangono negletti poiché ricordano fatti di natura scandalosa per il papato: è il caso di Celestino V (1294) che abdicò dopo pochi mesi e di papa Formoso (891-896) che fu riesumato dalla sua tomba, processato, mutilato e gettato nel Tevere.

Massimo Monti, ottobre 2002

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Piero Marazzani

Calendario di effemeridi anticlericali 2003

Edizioni La Fiaccola, Noto (Siracusa), 2002, Dodicesima edizione, Euro 4,00.

Continua la vasta opera di ricerca storica dello scrittore bollatese Piero Marazzani, volta a raccogliere in ordine cronoligo i numerosi misfatti di cui si è macchiato il cattolicesimo nel cosro della sua lunga storia.

Gli argomenti trattati sono i più vari: vandalismi, clerico-fascismo, clerico-nazismo, clerico-capitalismo, antisemitismo, stragi varie, roghi di streghe e di eretici, pedofilia, schiavismo, torture, roghi di libri e scritti vari, etc. Sono ben 350 i misfatti contemplati nel calendario di quest’anno che non erano presenti nelle precedenti edizioni.

Le rubriche sono tutte rinnovate:

  • detti anticlericali: crimini e misfatti del clero denunciati da filosofi, scrittori, femministe, preti scomunicati, scienziati, eretici, storici, politici etc.
  • poesie anticlericali: crimini e misfatti dei papi e del clero hanno spesso ispirato i poeti sia satirici sia critico-filosofici.
  • preti e prelati degenerati: rubrica riservata a quegli esponenti del clero che si sono distinti per le loro nefandezze; tra gli altri segnalo il cardinal Innocenzo del Monte, duplice assassino, Ciro Annichiarico, sacerdote assassino per motivi passionali e poi divenuto un famoso brigante sanguinario, Giacomo Richi, prete adultero sodomita e pedofilo etc.
  • spulciando qua e la nella storia della chiesa: denuncia i più diversi misfatti clericali di cui non si conosce la data precisa; tra gli altri segnalo un frate sacrilego napoletano colpevole di furto di oggetti sacri in una chiesa, condannato a morte previa amputazione delle mani.
  • vittorie anticlericali: illustra con dovisia di dati statistici il calo della religiosità in Italia e in buona parte del mondo, tra cui la grave crisi dell’Azione Cattolica in Italia e della chiesa in USA, scossa dallo scandalo dei preti pedofili.

Utilissimo il catalogo scelto dei libri anticlericali delle Edizioni La Fiaccola 1960-2002, riportato in ultima pagina.

Le illustrazioni di quest’anno sono tutte dedicate ai misfatti del beato Pio IX, uno dei papi più crudeli della storia della chiesa: ghigliottinatore, fucilatore, incarceratore, esiliatore, socmunicatore, protettore di briganti e delinquenti di ogni risma, sequestratore di bambini ebrei, ghettizzatore.

Tra le date più curiose segnalo: 25 febbraio 1942, si svolge a Patrinja una cerimonia clerico-fascista per la conversione forzata al cattolicesimo dei fedeli ortodossi residenti in questa località della Croazia; 12 maggio 1570, il frate elvetico Matteo da Pastena, ricolgendosi ai padri inquisitori che lo stavano torturando, disse loro “fate queste cose e dite la messa?”; 5 luglio 1941, i cattolici, con il silenzio/assenso del clero, assassinano a colpi di mazza, affogandoli o bruciandoli vivi circa 1200 ebrei di Wasosz nel nord della Polonia; 19 settembre 1396, i teologi della Sorbona sanciscono ma natura ereticale di ogni forma di magia, che quindi diventa punibile con la pena di morte previa atroce tortura; 25 ottobre 1867, eccidio della famiglia Tavani-Arquati, perpetrato dagli zuavi e dai gendarmi pontifici a Roma.

In alcune date sono state inserite delle “disgrazie” per controbattere l’asserito potere protettivo disanti patroni, angeli custodi e via fantasticando.

Redazionale del Circolo Giordano Bruno di Milano, Dicembre 2002

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Saverio Ricci

Il sommo inquisitore

(Giulio Antonio Santori, tra autobiografia e storia,1532-1602)

Salerno Editrice, Roma, 2002, pagine 443, Euro 23,00

Questo ampio testo biografico su uno dei più noti cardini dell’Inquisizione romana del secolo XVI riconferma pienamente la natura terroristica e omicida della chiesa cattolica. Nel libro sono infatti chiaramente riportati gli scritti di questo cardinale in cui si teorizza l’assassinio dei dissidenti:”bisogna imprigionare e bruciare gli eretici…uccidere gli ostinati e atrocissimi nemici”. Inoltre tali omicidi di Stato devono essere attuati in modo da spaventare il popolo e quindi quale modalità più efficace del bruciare viva una persona nelle piazze cittadine, previo avviso a tutta la gente?

Ma non basta, l’eretico di turno viene quasi sempre torturato e i suoi beni sequestrati con grave danno per la sua innocente famiglia. Solo pentendosi e denunciando altri dissidenti l’eretico recidivo può ottenere il “privilegio” di morire con meno dolore, impiccato o decapitato a seconda del lignaggio, per poi subire la combustione del suo cadavere. Chi è riuscito a fuggire in tempo è condannato a morte in contumacia e in piazza viene arso un fantoccio recante le sue generalità. Gli eretici che vivono all’estero sfuggono ai processi dell’ Inquisizione romana ma non ai complotti omicidi dei nunzi pontifici o delle locali fazioni filocattoliche. La famosa strage di san Bartolomeo del 1572 provoca in papa Gregorio XIII  “lieto stupore alla notizia del massacro” fra cristiani: per festeggiare il pontefice, con tutti i cardinali, si reca in processione a san Luigi dei Francesi ove celebra una messa solenne, ordinando di coniare una medaglia commemorativa della strage.

Il testo ci informa di tre rivolte popolari contro l’Inquisizione avvenute a Napoli nel 1547 e nel 1564 e a Roma nel 1559, alla morte di Paolo 1V. Purtroppo non sortirono risultati se non quello di un’ulteriore militarizzazione del1’Inquisizione, i cui esponenti giravano sempre scortati da guardie armate.

La più nota vittima condannata a morte da questo inquisitore fu il filosofo Giordano Bruno. Il testo riporta scritti non processuali di Santori in cui si teorizza l’eterodossia di tutti i filosofi:”fra di loro a stento si troverà un vero cristiano, quanto piuttosto molti eretici”. L’autore chiarisce il motivo dell’ avventato ritorno di Bruno in Italia e cioè l’ erronea fama di uomo mite, aperto e colto attribuita a papa Clemente VIII. Ma per quanto riguarda il processo e la condanna del nolano questo testo non ci dice nulla di nuovo.

L’ipocrisia omicida della chiesa cattolica a proposito delle condanne a morte degli eretici è ben spiegata dall’autore: l’Inquisizione non condanna formalmente nessuno alla pena capitale ma persegue il medesimo scopo affidando i soggetti ribelli alle 1eggi degli Stati che prevedono la pena di morte. La doppiezza del papato è particolarmente evidente a Roma dove 1’Inquisizione, composta da cardinali e frati, affida le condanne a morte al governatore dell’Urbe, nominato direttamente dal papa di cui è quasi sempre un parente o fedelissimo seguace.

Il testo illustra la vergognosa prassi nepotistica seguita sia a Roma che nel regno di Napoli per cui, anche dopo il concilio di Trento, si continuavano a to11erare vescovi di 22 anni, canonici di 12 anni, diocesi che passavano da zio a nipote ecc. La carriera di Santori fu agevolata da svariati parenti piazzati ad alti livelli nel mondo clericale, sotto Gregorio XIII vi fu uno degli ultimi casi di figli di papi nominati ad alte cariche nello Stato della chiesa. Le cricche politico–familiari che controllavano il papato si combattevano fra loro a colpi di calunnie, complotti e perfino veleni,  come nel caso della precoce morte dell’ arcivescovo di Napoli cardinal Carafa. La superbia sfrenata dei pontefici giunse al punto di farsi baciare entrambi i piedi perfino da1l’anziana madre del cardinal Santori, giunta in pellegrinaggio a Roma da Napoli.

Da segnalare l’amplissima bibliografia e l’indice analitico con 15 citazioni di Giordano Bruno.

novembre 2003

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Giuseppe Lanzavecchia-Massimo Gregotti

In difesa della scienza, etica della razionalità e senso comune

Libri Scheiwiller, Milano, 2002, pagine 202, euro 15,00.

Il testo si divide in due parti “Patologie del Novecento” di Massimo Negrotti e la “Società della conoscenza” di Giuseppe Lanzavecchia. In entrambe si parte da presupposti razionalisti per riaffermare l’assoluta necessità di una difesa dell’autonomia della scienza da ogni intromissione dogmatica, in primo luogo religiosa. Si identifica nella cultura del dubbio e della critica la base della vera conoscenza la quale non può svilupparsi correttamente in stati teocratici in cui non vi è separazione fra chiesa e stato.

La persuasività della scienza è resa possibile dal metodo scientifico, conquistato nei secoli XVI e XVII, superando l’ostilità dell’Inquisizione, dalle “evidenze” di laboratorio e dalla coerenza delle teorie. É comunque utile che la scienza non si separi drasticamente dalla cultura umanistica per mantenere una visione universale del divenire dell’umanità e per rimettersi sempre in discussione: il pensiero critico può e deve essere sempre anche autocritico.

La razionalità scientifica è il risultato di un lungo e faticoso processo di emancipazione non solo dall’ignoranza ma anche e soprattutto dalle insufficienze del senso comune, all’interno del quale allignano incrostazioni e pregiudizi di matrice religiosa. Il metodo di ricerca avviato da Galileo può contribuire a dare qualche contributo aggiunto, anche al di fuori dell’ambito strettamente scientifico, migliorando il senso comune soprattutto tramite i mass media e con riferimento particolare anche alle scienze statistiche. La cultura italiana, sebbene abbia dato i natali a illustri studiosi di queste materie, ha per lungo tempo sottovalutato l’importanza e l’utilità del metodo statistico col risultato che parole come variabilità, significatività o probabilità composta sono del tutto estranee al lessico comune.

Nel testo vi sono due importanti riferimenti a Giordano Bruno: nel primo lo si cita all’interno di un discorso sui rapporti tra religione, filosofia e scienza, ancora di profonda attualità. Nel secondo si evidenzia la giusta visione del Cosmo infinito sostenuta da Bruno, che con coraggio ruppe con le vecchie e sbagliate concezioni cristiano aristoteliche. Il filosofo nolano ebbe un ruolo importante nel far partire un processo di pensiero che portò a quelle, così definite nel testo, “conquiste eretiche” tra cui il già citato metodo scientifico.

La separazione fra chiesa e stato fu una fondamentale conquista dell’uomo occidentale, da cui acquisì una forza straordinaria fondata sulla libertà della critica. Così poté a poco a poco liberarsi dalle tenebre dell’ignoranza, della superstizione, dell’oscurantismo, dell’antropomorfismo religioso. L’uomo con l’Illuminismo uscì da uno stato di minorità attraverso una spietata critica del fatto religioso. La scienza per sua natura è scettica non credendo a nulla che non possa essere osservato e sperimentato anche solo statisticamente. La scienza è una cultura “laica” nel senso che non pretende di stabilire a priori ciò che bene o male, ma affronta i problemi costruendo le conoscenze e gli strumenti per superarli . Nel testo più volte si ricorda come la radice dell’Illuminismo si ritrovi nel pensiero filosofico/scientifico dell’antica Grecia, che fu poi coartato e soppresso dal cristianesimo: si è così dovuta sviluppare una “faticosa riconquista” della scienza dal Rinascimento in poi. Il libro prende anche posizione sulla tematica evoluzionista riaffermando l’origine comune della linea evolutiva umana con quella delle scimmie antropomorfe africane. Le più recenti ricerche sulla variabilità genetica delle popolazioni confermano l’unica origine africana della specie umana.

dicembre 2003

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Annalisa Comuzzi

Susanna e il parroco Mirai

(Storia di un curato della montagna friulana nell’avanzare della Controriforma)

Cierre Edizioni, Verona, 2002, pagine 166, euro 12,50.

L’autrice ha compiuto una notevole ricerca storica sul clero friulano all’inizio della Controriforma evidenziandone le nefandezze con rigore documentario. La cosa che lascia esterrefatti è la quasi totale impunità di cui godevano i parroci dell’epoca. Infatti, pur essendo formalmente tutti sudditi della Repubblica di Venezia, i preti godevano del privilegio di essere giudicati solo ed esclusivamente di fronte a corti di giustizia composte da altri membri del clero.

Ad esempio il protagonista della vicenda, il parroco Leonardo Mirai di Gorto in Carnia, può personalmente massacrare di bastonate due parrocchiane ed essere considerato il mandante dell’omicidio della sua amante Susanna Pustetto, di anni trenta, cavandosela con pochi giorni di carcere e una multa a favore non delle vittime ma del clero stesso!

Tale situazione di incredibile impunità clericale proseguì fino al 1848, a parte il periodo napoleonico, quando per la prima volta il governo sabaudo ebbe il coraggio di togliere ai preti ogni privilegio giudiziario.

Il clero approfittava della sua impunità per perpetrare abusi e prepotenze di ogni genere che il testo ci racconta con dovizia di particolari: osterie nelle canoniche, porto abusivo di armi, estorsioni per concedere i sacramenti, ruffianerie ai danni delle ragazze della parrocchia, ingravidazioni plurime seguite da infanticidi a abbandoni negli orfanotrofi ecc.

L’autrice sviluppa il concetto di “dittatura morale e intellettuale”: caccia ai comportamenti sessuali devianti salvo poi essere praticati dai parroci stessi, censura di ogni libro sospetto, repressione di ogni pratica erboristica sospettata di stregoneria, imposizione del velo alle donne e non solo in chiesa, proibizione dei balli ecc.

Le popolazioni, quasi totalmente analfabete, erano rassegnate agli abusi dei rispettivi parroci i quali erano i veri padroni dei villaggi loro soggetti.

In occasione del Giubileo del 1600 il parroco Mirai si recò con altri preti a Roma restando testimone di terribili fenomeni di auto-tortura perpetrati da fanatici flagellanti.

È possibile che abbia assistito anche al rogo di Giordano Bruno poiché “proprio quell’anno accese, a Campo de’ Fiori, il rogo su cui venne annientata la libera voce di Giordano Bruno”.

In conclusione: un ottimo testo storico di controinformazione che ci fornisce uno spaccato veritiero del ruolo retrivo e disumanizzante svolto dal clero cattolico.

aprile 2004

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Fritz Erik Hoevels

Religione delirio collettivo

(Saggi raccolti sulla psicoanalisi della religione)

Ahriman International, Germania, 2002, pagine 317, euro 12,00

L’autore, psicologo psicanalista laureato in lettere classiche, ha scritto “Marxismo, psicanalisi, politica” e “L’aborto sotto accusa: il caso Theissen”, quest’ultimo tradotto in italiano.

Il testo si presenta ampio e complesso per un’analisi del fenomeno religioso non solo dal punto di vista psicologico poiché comprende riferimenti storici, filosofici, politici, etnologici. È composto da una raccolta di tredici saggi di cui forse il più interessante è quello intitolato “Cattolicesimo, protestantesimo-due nevrosi collettive”. Si parte dalla tesi fondamentale secondo cui la religione non è altro che una forma ossessiva collettiva, si esamina poi l’aspetto “chiassoso e appariscente” del cattolicesimo i cui ministri sono dei teatranti che interpretano il culto come una specie di spettacolo da circo: muovendosi su e giù, mandando fumi di incenso, recitando una parte spesso cantata, si avvalgono di comparse in costume come i chierichetti, vestono essi stessi strani abbigliamenti copiati da cuklti orientali antichi.

Il clero cattolico manipola il testo sacro falsificandolo e distorcendolo e fino a pochi decenni fa ne riservava solo a sé la lettura in una lingua sconosciuta al popolo. Lo scopo della rimozione sessuale, comune a tutte le religioni, viene portato nel cattolicesimo all’eccesso, riempiendo la testa dei fedeli di tabù e sensi di colpa che spesso degenerano in perversioni sessuali. Il recente scandalo dei preti pedofili USA ne è la prova più appariscente! Ma il cattolicesimo coarta pure la libera ricerca intellettiva con particolar riguardo alla critica biblica scientifica storico-filologica, che sotto questo papato (Giovanni Paolo II ndr) è stata censurata fino al licenziamento in tronco di tantissimi docenti non disposti a portare il loro cervello all’ammasso. Il risultato di questa nuova “Inquisizione” universitaria è che “l’esegesi cattolica saltella tranquillamente su ogni abisso logico”.

Perfettamente condivisibile è la tesi secondo cui il cattolicesimo è una isteria di massa, come per esempio si è verificato a Fatima per il noto fenomeno del sole danzante. Infatti il cattolico medio corrisponde a un carattere di questo tipo poiché ha una facile suggestionabilità, crede alle panzane più incredibili, sviluppa una religiosità superficiale e opportunistica. Dal punto di vista politico la religione cattolica è fatta su misura per il feudalesimo medievale cui corrisponde la sua gerarchia clericale mentre il protestantesimo recepisce le istanze liberali del capitalismo. Quest’ultimo viene considerato dall’autore come uno stadio di transizione all’Illuminismo settecentesco in cui non viene più solo criticato un certo tipo di religiosità ma tutta la religione è smontata e considerata come uno strumento di potere e di controllo delle masse.

La chiesa cattolica ha una struttura totalitaria fondata su un irrazionale “culto del capo” paragonabile a quello di Hitler: del resto cos’era l’Inquisizione se non una specie di polizia politica onnipotente e immune da qualsiasi giurisdizione. L’intolleranza clericale si è del resto spesso avvalsa dei nazi-fascisti per cui l’autore scrive di “fascismo clericale” riferendosi in particolare all’Austria, dove furono arsi gli scritti dell’ebreo Freud.

Le “fantasie di punizione” diffuse dagli impostori clericali hanno un’evidente funzione sociale volta a convincere le masse popolari ad essere remissive e succube del potere. In particolare la “fantasia della fine del mondo” serve a dirottare su un ipotetico futuro le pesanti frustrazioni del presente.

maggio 2004

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Gianni Grana

L’invenzione di Dio (Volume III)

(Storia e critica delle ascesi mistiche, delle mitologie religiose, delle arcaiche chiese sopravviventi)

Setup Edizioni, Roma, 2002, pagine 805, prezzo non indicato (Telefono 06/9059258)

Il testo si apre con una dura critica ai vangeli all’interno di un discorso più generale contro ogni cultura mistica arcaica. Essendo spariti i testi originali, oltretutto scritti in epoca successiva ai fatti riportati, i cristiani dei primi secoli hanno potuto manipolarli accreditando un Gesù fondatore di religioni e minimizzando la sua figura di patriota ebraico antiromano. L’autore evidenzia alcune prove indirette di questo Gesù politico come, per esempio, la presenza tra i suoi discepoli di un nazionalista zelota. Da qui si partì per elaborare un mito popolare con un credo rituale iniziatico copiato da antichi culti pagani.

Questa religione cadde nelle mani di ministri di culto caratterizzati da una “agghiacciante bassezza”, artefici di una spietata violenza istituzionalizzata, affarismo e ogni tipo di vizio e perversione. Il preteso monoteismo cattolico non è che un ipotesi inverificabile contraddetta da una permanente struttura politeistica di base caratterizzata da culti di santi, madonne e oggetti più o meno macabri. Tra le falsificazioni più clamorose l’autore cita quella di far passare il papa per “servo dei servi di Dio” quando invece, al contrario, costui vive nel lusso più smaccato con stuoli di servitori, piscine e giardini privati, auto di lusso ecc.. Le opere degli storici di parte clericale non sono altro che “confezioni fanta-retoriche” dei loro miti. Tra le loro mistificazioni apologetiche vi è l’asserita carica di Vescovo di Roma espletata da Pietro, contraddetta dal fatto che Eusebio tra i suoi scritti non lo cita mai come tale ed anche le costituzioni apostoliche dell’anno 270 citano Lino come primo vescovo.

Nel testo si demistificano importanti avvenimenti della storia della Chiesa:

  • ai concili di Nicea e Costantinopoli, in cui furono stabiliti i punti cardine della dogmatica ecclesiale, non parteciparono i papi. Come si accorda ciò con il loro asserito primato? È come se Marx non avesse partecipato al congresso di fondazione dell’Internazionale dei Lavoratori
  • nell’800 papa Leone III si prosternò davanti a Carlo Magno in atto di adorazione nella chiesa di S. Giovanni in Laterano e non viceversa
  • la regola benedettina fu plagiata quasi letteralmente da una precedente “Regula magistri” per cui S. Benedetto non può più essere considerato il grande, unico padre del monachesimo occidentale.

Il testo riserva largo spazio alla storia delle eresie contro le quali furono compiute le peggiori efferatezze. I riferimenti a Giordano Bruno sono un po’ imprecisi poiché non si segnala la sparizione del suo memoriale difensivo e del verbale delle torture da lui subite. Il testo contiene anche un interessante attacco a padre Pio noto per le sue frequentazioni notturne con donne sempre diverse. Altro che santo!

settembre 2004

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Silea Balano

Nel nome del padre

Il dito e la Luna Edizioni, Milano, 2002, pagine 124, euro 8,50.

Non c’è che un testo sul sacramento della confessione per evidenziare al meglio quanto i preti siano relitti del Medioevo o meglio della Controriforma.

L’ipocrisia clericale in materia di omosessualità è notoria in quanto quasi ogni giorno le cronache giornalistiche ci riportano casi di preti pedofili, accaniti cacciatori di ragazzini e giovinetti. La storia ci insegna quanto l’omosessualità è stata presente nella vita ecclesiale, specie nell’epoca degli evirati cantori. Gli omosessuali hanno subìto per ordine dell’Inquisizione romana le più terribili pene corporali fino alla condanna a morte col barbaro metodo del rogo da vivo. Nessun confessore accenna ad alcuna autocritica a riprova della cronica intolleranza clericale verso i diversi. Non potendo più bruciare le persone i preti non rinunciano a minacciare le fiamme infernali contro gli omosessuali, come documentato dalle registrazioni dell’autrice.

Alle persone in crisi che si recano da loro i confessori ripropongono la trita ricetta del “prega, prega” come soluzione ai problemi esistenziali quando, al contrario, i numerosi suicidi tra i membri del clero dimostrano l’insussistenza di tale prospettiva mistica.

Anche le donne più attive e coscienti della loro condizione sono insultate dai confessori: per esempio un sacerdote di media età definisce il movimenti femminista come un insieme di “bordelli”. Il sesso è ridotto a vizio se non inquadrato in un contesto matrimonial-concepitorio. Non mancano preti razzisti che paventano un’Italia popolata di “zingari, libanesi, africani”.

Il caso delle donne stuprate evidenzia le connivenze col crimine da parte dei confessori, da sempre zelanti confortatori di mafiosi e delinquenti. La donna violentata che esprime risentimento è biasimata e costretta a preghiere di espiazione come non fosse già stata punita abbastanza. Si nega alla donna stuprata perfino il diritto di rifiutare una gravidanza così violentemente impostale. Alla donna maritata con un sieropositivo si nega l’uso del preservativo consigliandole un’astinenza che i preti stessi non praticano.

Infine, anche in questo testo, emerge il peccato col “pensiero”: per la teologia cattolica si può infatti cadere in peccato mortale anche solo con pensieri erotici. É un primo passo verso malattie nervose poiché si colpevolizza la psiche, particolarmente delicata negli adolescenti.

novembre 2006