R.

Il sillabo e dopo

Ernesto Rossi

Il sillabo e dopo

(Questo è un libro anticlericale. Lo hanno scritto otto pontefici: Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII,Giovanni XXIII e Paolo VI)

KAOS EDIZIONI, Milano, 2000, pagine 245, lire 28.000

Questo libro raccoglie una lunga lista di elucubrazioni clericali, una più assurda e reazionaria dell’altra, il cui motivo di fondo è la sfrenata superbia del papato: convintissimo allora, un po’ meno oggi, di essere un fatto unico, irripetibile, insostituibile nella storia dell’umanità. Invece, leggendo queste frasi stantie di papi arroganti e prepotenti, ci si rende conto del contrario cioè di quanto provinciale, gretta e di ristrette vedute sia la loro cultura.

Il grande progetto di evangelizzazione mondiale promosso da questi papi è fallito miseramente: i cristiani erano all’epoca di Pio IX solo circa il 30% della popolazione mondiale e tale percentuale è rimasta invariata al giorno d’oggi ma di questi solo la metà sono cattolici romani. Giovanni Paolo II ne ha preso atto ed è quindi passato dalla critica ingiuriosa e dispregiativa all’autocritica coraggiosa anche se ambigua e contraddittoria. I toni superbi e offensivi verso gli eterodossi che andavano di moda una volta nei discorsi papali sono quasi del tutto dimenticati.

Con il Sillabo Pio IX condannò tutti i valori di libertà su cui si fonda la Costituzione di uno stato laico: libertà di stampa, libertà di parola, libertà di religione, istruzione pubblica e obbligatoria, non intervento dello stato per favorire una religione contro l’altra ecc. Il futuro ma anche gran parte del presente non è degli stati integralisti teocratici come quelli auspicati da questi papi ma degli stati laici democratici in cui vige piena libertà di religione e dalle religioni. La duplicità e la cinica doppiezza del1a politica diplomatica del Vaticano emerge in questo testo a proposito dei preti baschi, fucilati in massa dai fascisti nel più totale silenzio del papato, mentre invece grande risalto é stato dato ai preti fascisti fucilati dai repubblicani nella guerra civile spagnola, in cui la chiesa cattolica era completamente dalla parte dei fascisti e dei nazisti. Nel testo emergono anche attualissime critiche al celibato ecclesiastico come strumento di ricatto e di oppressione sul prete stesso.

Rossi, uomo di larghe vedute culturali, afferma giustamente che la cultura italiana è quasi tutta anticlericale: da Dante all’Ariosto, Machiavelli, Guicciardini, Croce, Salvemini, Carducci, Leopardi tutti in blocco finirono all’Indice dei libri proibiti. Nel testo vi sono vari spunti interpretativi sul rapporto marxismo-cattolicesimo ove si segnala che il PCI e i suoi editori boicottavano rego1armente tutti i testi anticlericali o che comunque avrebbero potuto dar fastidio al Vaticano: i frutti di tale politica suicida si raccolgono ancor oggi con il voto favorevole dei DS alla legge sulla parità scolastica, all’ingresso in ruolo degli insegnanti di religione assunti dalla chiesa ma pagati dallo Stato, al sistema dei crediti formativi in cui si conteggia l’ora di religione ecc.

L’attacco alla libera creazione artistica in campo teatrale e cinematografico da parte del papato è contemplato in più punti: recenti censure contro alcuni film accusati di offendere 1a Chiesa dimostrano come tali argomenti siano ancora di stretta attualità.

In conclusione un ottimo testo che riporta l’attenzione sulla figura di grande spessore intellettuale e morale di Ernesto Rossi.

Piero Marazzani, 2000