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Sommi peccatori

Alfio Cavoli

Sommi peccatori

(Storie di papi corrotti, nepotisti e pornocrati)

Stampa Alternativa edizioni, Viterbo, 1999, pagine 89, lire 13000

È un interessante testo tascabile di propaganda anticlericale diviso in quindici capitoletti che spaziano dal profondo Medioevo dei papi degenerati e pornografi ai reazionari pontefici risorgimentali. Si forniscono al lettore una serie di quadretti biografici sui più pittoreschi e compromettenti aspetti della storia del pontificato romano.

Si cita il massacro di Cesena perpetrato nel 1377 contro un libero comune che cercava di staccarsi dal malgoverno papale: una delle tanti atrocità che pervadono la sanguinosa storia del dispotismo clericale e che provano al di là di ogni dubbio la natura omicida della chiesa cattolica romana. Su questa serie immensa di misfatti di ogni genere la Chiesa ha sempre cercato di stendere un velo pietoso. È quindi da sottolineare il merito di questo autore che cerca, con il presente libretto, di portare la verità storica anche a chi è timoroso di impegnarsi in più ampie e approfondite letture.

La terribile e tragica figura del frate Tommaso de Torquemada è ben delineata in un capitoletto apposito che ne enumera le vittime, circa 16000, bruciate vive dopo atroci torture tanto che molte dovettero essere portate in barella all’estremo supplizio.

Il nepotismo, eterno vizio dei papi, che quasi sempre approfittarono del loro potere assoluto per arricchire di titoli e beni mobili e immobili il loro parentado, è ben trattato in più apitoli. Anche questa è una prova evidente della malafede pontificia: se erano veramente dei santi, come si dovrebbe dedurre dal loro altisonante titolo di “santo padre”, come si spiega questo loro attaccamento alle ricchezze terrene? A questo proposito è significativo il titolo del terzultimo capitolo: “Sono molto vecchio: arricchitevi in fretta!”

La verità dei cardinali è fustigata nel testo ove si denuncia il loro carattere vanaglorioso che li portò a pretendere l’altisonante titolo di “eminentissimo”, non bastando loro quello precedente, più modesto, di “illustrissimo”, alla faccia del poverello di Assisi che si era spogliato di tutto per abbracciare povertà e umiltà.

Ma appena un papa muore cessa subito il suo enorme potere e può addirittura capitare che nessuno voglia farsi carico delle spese del suo funerale, come capitò al disgraziato cadavere di Innocenzo X che finì per un certo periodo in una “cassaccia”.

La lussuria, spesso sfrenata, della curia papale romana è ben segnalata nel testo: Sisto IV aveva ben sette figli illegittimi, Paolo III quattro figli, Giovanni XII era un bisessuale sfrenato, una pasquinata accusò il papa rinascimentale Innocenzo VIII addirittura di aver generato otto “bastardi” ecc.

Il testo è corredato da altre sferzanti pasquinate contro Alessandro VI, Clemente VII e Leone XIII.

L’ultimo capitolo è dedicato ai tremendi misfatti di papa Della Genga, alias Leone XII, nemico giurato del progresso scientifico, dell’avanzamento sociale e culturale del popolo, nostalgico fautore dell’analfabetismo di massa ma soprattutto noto per la repressione dei moti risorgimentali. In Romagna mandò lo spietato cardinal Rivarola che stroncò le rivolte dei carbonari. L’unico progresso consentito fu quello delle modalità di esecuzione delle pene capitali: invece dei vecchi sistemi medievali in uso nello Stato della Chiesa fino alla fine del ‘700 come scannamento, squartamento, decapitazione con ascia o impiccagione, il pio pontefice introdusse la gigliottina in piazza del Popolo a Roma.

Tra le tante vittime, spesso innocenti, ricordiamo gli eroici patrioti Angelo Tarchini di Brescia, di anni ventisei, e Leonilda Montanari di Cesena, di anni venticinque, gigliottinati su ordine del sanguinario regime clericale romano.

Piero Marazzani, dicembre 2001