S.

Opere in I edizione nel 2017

Giorgio Cosmacini
Elogio della materia
(Per una storia ideologica della medicina)
EDRA, Milano, 2016, pagine 142, euro19,90

Fin dall’antichità greco-romana si riscontra una “sfida materialistica” ispirata da Epicuro e ripresa in campo medico da Temisone di Laodicea. Una visione materialistica delle malattie favorì il termalismo, la costruzione di acquedotti e fognature con finalità igienico-sanitarie. Ma anche in epoca contemporanea nei gabinetti di fisica, fisiologia, chimica e biologia i ricercatori sono materialisti di fatto ancor prima di esserlo concettualmente. Il testo contiene riferimenti all’ “ateismo greco” il cui pensiero naturalistico vide primeggiare Democrito, Anassagora, Eraclito, Empedocle ma soprattutto il citato Epicuro: l’etica di questo filosofo muove dunque non dalla sovrannatura ma dalla natura, studiata con metodo e diligenza.

In epoca ellenistica si sviluppò soprattutto ad Alessandria d’Egitto una vera e propria rivoluzione scientifica, purtroppo in gran parte dimenticata e disprezzata nei secoli bui medievali. In quegli anni di regresso la religione cattolica propagò un ideologia anti-igienista combattendo l’usanza dei bagni, sia pubblici che privati ed anzi, al contrario, è provato come l’Inquisizione considerasse il fare troppi bagni come un segno di sospetta eresia.

La rinascita della cultura e della scienza fu possibile a partire dal Rinascimento anche per gli apporti dell’ebraismo e dell’islamismo. Gli umanisti riscoprirono sepolti in remote abbazie molti testi scientifici antichi tra cui il “De rerum natura” di Lucrezio, recentemente ripresentato e positivamente commentato dal professor Odifreddi. Infatti “quasi tutti i principi fondamentali dell’opera erano inammissibili per la rigida ortodossia cristiana”.

Il testo ricorda anche le figure dei martiri del Libero Pensiero: Giordano Bruno messo al rogo nel 1600 “per la sua eretica visione del mondo” e Giulio Cesare Vanini, arrostito previa tortura nel 1619, “per la sua demistificazione di una religione asservita al lucro e al potere”. L’Autore commenta con dure parole “la feroce reazione chiesastica” da cui si salvò l’anonimo estensore del “Trattato dei tre impostori”. Si contempla anche un altro testo anonimo seicentesco d’importanza fondamentale in quanto affrontava in termini materialistici la polemica contro la Chiesa e le religioni, il “Theophrastus redivivus”.

Per il Settecento si pongono in evidenza i testi del medico e filosofo francese La Mettrie che esprimevano una “naturalizzazione dell’anima”: erano testi sacrileghi, materialisti ed atei.

Nell’Ottocento si segnala fra gli altri materialisti il chimico Stanislao Cannizzaro che parlò di teocrazia medievale tiranna tendente a perpetuare il suo “malefico influsso” in una Italia “coperta di frati e gesuiti”.

Ma ovviamente i materialisti ottocenteschi più famosi con un diverso grado di anti-teismo sono Darwin e Marx: il primo dimostrò plausibile una teoria unitaria dei fenomeni evolutivi della materia vivente indipendente da ogni onnipotenza divina. Il secondo fonda il materialismo storico e dialettico, del tutto alieno dai misteri della Chiesa, e di ogni altra religione o Chiesa.

Il testo cita anche il premio Nobel per la Medicina Camillo Golgi, noto per le sue coerenti idealità agnostiche che lo spinsero a rifiutare in punto di morte ogni sacramento e il funerale religioso.

In epoca contemporanea la materia vivente è riletta in chiave biochimica e biofisica. In conclusione l’Autore si sente autorizzato a pronunciare un elogio della materia da cui è composta la natura contro il suo soffocamento con ogni presunta sovrannatura.

Pierino Marazzani, maggio 2017

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Gaetano Pecora
Carlo Rosselli, socialista e liberale
(Bilancio critico di un grande italiano)
Donzelli editore, Roma, 2017, pagine 224, euro 19,00

Complesso libro di analisi storica centrato sul nesso fra socialismo e libertà con importanti riferimenti laicisti. Si cita uno scritto di Rosselli in cui dichiara di volere “la distruzione di tutto il meccanismo oppressore della vecchia Italia; del sistema capitalistico, dello statalismo e del militarismo, dell’organizzazione cattolica e della monarchia; della servilità dei costumi e della superficialità delle idee”.

Giustamente Rosselli identificava nella gerarchia clericale e nelle sue teologie antiscientifiche uno dei principali ostacoli al progresso sociale, morale e civile dell’Italia.

Su questo importante pensiero di Rosselli l’Autore scrive questo acuto commento: “Come dire, dunque, che per sconfiggere ad esempio l’organizzazione giuridica e politica della Chiesa Cattolica bisognava necessariamente combatterne la superficialità delle idee. E va bene. Sia pure così”.

Il testo riporta passi di un articolo di Rosselli del 1932 in cui si denunciano i legami tra movimenti politici reazionari e una “religione nazionalistica, ancora fortissima in tutti i Paesi, e che l’educazione fascista accuratamente fomenta”.

In scritti di Rosselli del 1935 si ritrova la teorizzazione di una indispensabile “per i reazionari, e dunque anche per la gente di Chiesa, contrazione di diritti e quella riduzione di libertà” che fu criticata da Salvemini, assertore di un laicismo meno drastico.

Del resto chi aveva foraggiato il fascismo coprendone i mostruosi crimini? Il Vaticano, la monarchia, gli agrari e molti grossi industriali ed è quindi comprensibile il ragionamento di Rosselli.

Il libro ricorda anche le ingiuste e perfide critiche di Togliatti e Grieco contro Rosselli, frutto del più bieco settarismo, cui invece egli rispose con garbo citando Paul Louis Courier.

Pierino Marazzani, settembre 2017

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Mimmo Franzinelli
Il tribunale del Duce
(La giustizia fascista e le sue vittime 1927-1943)
Mondadori, Milano, 2017, pagine 303, euro 22,00

Ampio testo storico frutto di approfondite ricerche archivistiche che riconfermano gli stretti legami fra la Chiesa Cattolica e il regime fascista:
– il giudice Umberto Bottone (Roma,1888) fu un ardente cattolico fascista tanto da comporre inni come la “Preghiera del Legionario”. Aderì alla Repubblica di Salò, compose addirittura l’ “Inno delle SS italiane” e ciononostante fu accettato come assiduo collaboratore a “L’Osservatore Romano” dal 1947 al 1965
– si citano allocuzioni di Pio XI in cui si condannano gli attentati contro Mussolini. Ma la Chiesa non ha sempre giustificato l’assassinio dei despoti? Evidentemente le sue ipocrite argomentazioni valgono solo per i tiranni anti-cattolici!
– tramite la sua longa manus democristiana e la dabbenaggine di noti alti esponenti della sinistra la Chiesa fece amnistiare e riciclare ogni sorta di aguzzini e spie fasciste. Nel libro sono riportati una decina di esempi, uno più sconcertante dell’altro! Un preside-delatore di Catania, dopo essere stato confinato dal governo militare alleato nel 1945, fu reinsediato dal ministro dell’Istruzione democristiano nel 1949
– un paragrafo è significativamente intitolato “La farsa dell’epurazione” che, grazie l’amnistia De Gasperi-Togliatti, liquida nell’estate del 1946 quasi ogni crimine fascista. Ciro Verdiani, ex capo zona dell’OVRA di Zagabria, è fatto addirittura questore di Roma. Carlo Fallace, sostituto procuratore generale del Tribunale Speciale Fascista nel periodo 1927-1943 “prosegue una brillante carriera, passando dalla magistratura politica a quella con le stellette”.

Ma è soprattutto a proposito del “Caso Cristini”, unico in vita nel 1945 dei tre presidenti del Tribunale speciale fascista, che l’Autore sottolinea le connivenze filofasciste di De Gasperi: “Al solito De Gasperi ha promesso e…rinviato. Dopo una decina di giorni De Gasperi e il commissario Gullo (comunista) e Scelba (democristiano) partoriscono una circolare interpretativa dell’Amnistia: diramata alla magistratura si dimostrò inutile”.

Dopo due anni di latitanza Guido Cristini “si gode le ricchezze accumulate all’ombra del regime”.

Ci si limitò a radiarlo dalla magistratura, a privarlo per 10 anni dei diritti elettorali attivi e passivi e a interdirlo dalla professione forense.

L’autore nota con rammarico come talune pene inflitte dal Tribunale Speciale Fascista, spese di giudizio comprese, siano state addirittura riconfermate a danno degli antifascisti anche dopo il 25 aprile: “Per quanto appaia incredibile in una democrazia, i condannati dal Tribunale Speciale sono trattati come dei sovversivi che si meritano le pene loro inflitte”.

Anche questo libro documenta le crudeli sevizie inflitte in carceri e questure agli inquisiti dal Tribunale Speciale. Ovviamente i cappellani carcerari, della Polizia di Stato e della Milizia fascista non si accorsero mai di nulla! Franzinelli così scrive: “Ogni gruppo di oppositori è infiltrato da doppiogiochisti, e include elementi fragili che, perché ricattati o torturati, rivelano agli inquirenti preziose notizie”.

Il testo riporta anche alcune vicende interessanti da un punto di vista laicista:
– il crudele giudice fascista Guido Cristini, durante il processo ai presunti complici dell’attentato Zamboni contro Mussolini del 1926, “incalza il padre di Anteo con domande estranee all’imputazione e lo accusa persino di aver voluto chiamare Ateo il figlio minore Anteo”;
– il fante cesenate Filippo Gasperoni è arrestato nel 1933 per insulti al Duce e alla Chiesa: “Tutti i preti, compreso il pontefice, non fanno che rubare denaro alla povera gente”;
– la sarta vercellese Iside Viana, durante la sua detenzione in quanto condannata per antifascismo dal Tribunale speciale, fu criticata dalle compagne detenute anche “per partecipazione alle cerimonie religiose”.

Pierino Marazzani, ottobre 2017

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Fabrizio Peronaci
La tentazione
(Una storia vera, una donna, un frate, un amore, un dossier segreto scuote il Vaticano)
Centauria Edizioni, Milano, 2017, pagine 245+19 di appendice, euro 16,00

Testo autobiografico basato su rivelazioni e confidenze dell’amante del frate e sacerdote E.R. (1914-2001). Il libro è corredato anche da otto pagine di foto e documenti atti a provare la veridicità degli innumerevoli misfatti attribuiti a questo religioso depravato. Per molti decenni ebbe una relazione sessuale clandestina con una signora di 25 anni circa più giovane di lui, ingravidandola due volte e inventando ogni sorta di pretesti per allontanarsi quasi quotidianamente dal suo convento sito in Roma.

Per mantenere l’amante, i suoi figli e altri costosi vizi (tabagismo ecc.) il detto frate, in concorso con altri religiosi e laici, avrebbe organizzato una truffa alla CEE negli anni ’70 per circa 270 milioni di lire il cui meccanismo era semplice: si faceva consegnare gratis per finta beneficenza burro e formaggi in eccesso nei depositi della CEE per poi rivenderli in nero a spregiudicati imprenditori del ramo alimentare.

Il diabolico frate era in contatto stabile con la malavita per cui questo è un libro con un “retroscena criminale” di “umane passioni e malavita”.

Per eccitare la sua giovane amante le rivelava perfino piccanti segreti conosciuti durante il sacramento della confessione: la vicenda di una bella monaca incinta fu risolta dal vescovo locale autorizzando l’aborto clandestino, amori lesbici delle monache si sarebbero concretizzati “nella casupola degli attrezzi dietro il convento”.

Gli impulsi erotici di due frati separati dai superiori in diversi lontani conventi furono scoperti dall’addetto alle pulizie dei gabinetti della stazione Termini.

Questo frate giunse perfino a falsificare le schede di un elezione alla carica di Superiore Provinciale del suo ordine religioso in concorso con un ex “terrorista nero”.

Insieme ad altri frati e delinquenti comuni architettò il furto di un famoso quadro di Gherardo delle Notti sito in un convento. La scandalosa vicenda fu tenuta segreta per un certo periodo: “Le sovrane capacità di interdizione dei poteri ecclesiastici erano riuscite nel miracolo di bloccare per oltre un anno la diffusione della notizia che avrebbe suscitato sconcerto e messo in imbarazzo i vertici della congregazione”. La preziosa tela pare che non sia mai più stata ritrovata.

Il libro presenta anche alcuni riferimenti anticlericali relativi all’ambiente conventuale definito “gretto, animato da ambizioni e giochi di potere”, si fa poi accenno ad un “impetuoso vento anticlericale” che spirava in Italia negli anni Settanta scontrandosi con una Chiesa “incapace di confrontarsi con le proprie contraddizioni”.

Vi è anche un interessante riferimento alla vicenda di un monaco coerente con i propri istinti eterosessuali per cui “si spogliò dell’abito talare e andò a vivere con una giovane”.

A latere il testo tratta anche di uno “Scandalo nella curia generalizia” di Roma di un noto ordine religioso a base di sesso, droghe, etilismo e violenze fisiche.

Pierino Marazzani, marzo 2018

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Autori Vari
(A cura di Daniele Barbieri e Peter Gorenflos)
Vaticano, Olocausto e fascismi
Massari Editore, Bolsena (Viterbo), 2017, pagine 206, euro 20,00

Ampio e ben documentato testo che riporta brevi saggi di 18 autori diversi sulle connivenze e complicità clericali nell’Olocausto di circa sei milioni di ebrei e nel salvataggio di migliaia di criminali nazi-fascisti loro carnefici.

Pio XII è in particolare compromesso nella deportazione e sterminio di due terzi dei 750.000 ebrei ungheresi in quanto fu regolarmente informato di tutto dal suo nunzio a Budapest ma intervenne con 21 giorni di ritardo presso il dittatore cattolico Horthy e solo dopo che Roma era stata liberata dagli americani.

Pio XII e la gerarchia vaticana sapevano tutto sull’Olocausto fin dall’inizio limitandosi ad un generico radiomessaggio natalizio nel 1942, ma a l’Osservatore Romano e Radio Vaticana fu ordinato di tacere!

La barbarie nazista contro civili innocenti meritava non una ma dieci scomuniche: ciononostante Pio XII nel 1949 scomunicò solo i comunisti e i loro alleati. Quelli che hanno liberato Auschwitz sono stati scomunicati mentre quelli che hanno perpetrato un mostruoso genocidio sono stati aiutati dal Vaticano a fuggire in Spagna e Sud America.

Ovviamente la Chiesa è ben conscia dei mostruosi crimini indiretti di Pio XII per cui ha occultato la stragrande parte dei documenti del suo papato pubblicandone solo circa 8.000 pagine, che “contengono solo una piccola parte dei milioni di documenti risalenti al papato di Pio XII”.

Il Vaticano avrebbe potuto almeno avvisare gli ebrei romani invitandoli ad abbandonare momentaneamente la città all’arrivo dei nazisti ed a prepararsi ad un lungo periodo di clandestinità. Inoltre tramite i ben pagati cappellani di polizia e carabinieri avrebbe potuto invitare tali militari a non collaborare alla deportazione degli ebrei ed invece, purtroppo, molti ebrei furono fermati e consegnati ai nazisti proprio dai questurini.

Il testo segnala come molti camion carichi di civili ebrei romani passavano proprio davanti al Vaticano per essere detenuti nell’ex Collegio Militare a solo circa due chilometri dalla sede papale, in attesa di essere avviati alla stazione Tiburtina per salire sui carri bestiame che li avrebbero deportati nei lager in condizioni di viaggio spaventose.

In conclusione gli Autori sintetizzano con questa definizione il comportamento di Pio XII: “tacito collaborazionismo” verso la deportazione e sterminio di milioni di ebrei europei.

Per questo motivo e per altri (preti pedofili e scandali finanziari vari ai danni soprattutto dell’erario italiano e del Comune di Roma) il testo propone un’ardita iniziativa “per lo scioglimento dello Stato del Vaticano”.

Poiché spesso la Storia si ripete pari pari, giustamente il libro analogamente accusa la gerarchia argentina di “tacito collaborazionismo” a favore dei generali gorilla argentini in relazione allo sterminio di migliaia di civili spariti nel nulla negli anni Settanta del secolo scorso.

A questo proposito gli Autori citano anche papa Bergoglio per il suo ruolo per lo meno ambiguo in tali tragiche vicende che videro assassinati o torturati molti religiosi cattolici tra cui alcuni gesuiti.

Pierino Marazzani, maggio 2018

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Nicola Colaianni
La lotta per la laicità
(Stato e Chiesa nell’Italia dei diritti)
Cacucci editore, Bari, 2017, pagine 322, euro 20,00

Complesso libro di taglio accademico molto ben documentato con spunti satirici e anticlericali.

Tramite sottili e arguti ragionamenti giuridici il lettore è introdotto alle combattute tematiche della laicità dello Stato ed in particolare al problema dell’esposizione dei crocifissi negli uffici pubblici, delle Unioni Civili, nullità matrimoniali, ora di religione ecc.

La laicità è un rimedio contro le tendenze totalitarie religiose, un contrappeso al potere clericale, un tentativo di limitare il prepotere e l’invadenza della religione negli spazi pubblici. Il governo italiano, laico solo a parole, ha difeso sempre i privilegi clericali spesso ampliandoli, giungendo perfino a perorare la causa dei crocifissi nelle scuole davanti alla Corte Europea.

L’Autore analizza alcuni discorsi di papa Francesco che apparentemente contengono “una critica senza precedenti al clericalismo” concludendo che “sembra ormai sotterrata” la pretesa di prevaricare la società politica come era sempre stato fatto dai papi precedenti.

Il testo cita due casi storici di offesa alla dignità dello Stato italiano da parte vaticana: il rifiuto di Pio XII di dare una particolare udienza a De Gasperi e una dichiarazione di Scalfaro a proposito di un’inopportuna manifestazione per la parità scolastica in piazza San Pietro.

Si ribadisce il concetto base della laicità dello Stato cioè la non confessionalità delle istituzioni pubbliche, le quali dovrebbero rispettare in egual modo tutti i culti e gli atei.

Il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, al contrario, è da sempre al servizio della Chiesa cattolica romana garantendole uno spazio sproporzionato, spesso omettendo fatti e notizie sgradevoli al Vaticano. Lo Stato ha il dovere di essere laico attenendosi a una rigorosa equidistanza e imparzialità salvaguardando ed anzi valorizzando le differenti opzioni religiose e filosofiche.

Un paragrafo del libro esamina “Lo strano caso di una confessione non religiosa che fa domanda di un’intesa con lo Stato” concludendo che rimane nella discrezionalità ampia del governo italiano la gestione di ogni eventuale intesa con chicchessia.

La giurisprudenza costituzionale ha giustificato in passato la speciale protezione penale della religione cattolica in base alla caratteristica della maggior numerosità degli aderenti a tale culto, fondando però tale ragionamento sul dato fasullo della percentuale di popolazione battezzata in Italia. In realtà, se si facesse una specie di confermazione del proprio culto al compimento della maggiore età, la percentuale dei cattolici italiani si sgonfierebbe alquanto.

Nel capitolo VI si fanno espliciti riferimenti alla storia della repressione del dissenso religioso attuato dai cattolici i quali riuscirono a farsi riconoscere per secoli religione ufficiale dello Stato senza alcuna tolleranza per gli altri culti.

Pierino Marazzani, agosto 2018

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Giorgio Sacchetti
Eretiche
(Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi)
Biblion edizioni, Milano, 2017, pagine 125, euro 13,00

Sintetico saggio rigorosamente documentato che esamina vita e pensiero della moglie del filosofo, politico e scrittore Camillo Berneri (1897-1937), Giovanna Caleffi (1897-1962) e di sua figlia Maria Luisa Berneri (1918-1949).

Molto interessante è la parte del libro dedicata a Giovanna Caleffi in cui si accenna alla battaglia legale e politica in materia di contraccezione. Infatti, purtroppo, tutte le leggi e norme fasciste contro il controllo delle nascite furono in toto confermate dai governi democristiani del dopoguerra con la parziale complicità della sinistra. Già in epoca fascista la Caleffi aveva criticato duramente l’assurda “politica demografica di Mussolini e della Chiesa” sia in nome dei diritti della donna, sia sulla base di ragionamenti di ordine economico che evidenziavano un Italia sovrappopolata e povera.

Il testo cita varie lettere intercorse con Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini secondo cui l’Italia negli anni ’50 stava diventando “un’altra Spagna” franchista cioè un vero e proprio Stato clerico-fascista.

In una lettera di Ernesto Rossi si critica il Vaticano che voleva “farci sdrucciolare con rapidità sempre maggiore verso un fascismo con la vaselina alla Salazar”.

La Caleffi fu autrice di articoli significativamente intitolati “Fascismo cattolico” in cui si denunciavano le complicità di Pio XII nei crimini nazi-fascisti e vari casi di “Giovani anarchici torturati e uccisi nelle prigioni franchiste” con la connivenza del clero spagnolo e del nunzio papale a Madrid. I gravi fatti di intolleranza perpetrati soprattutto dai questurini negli anni ’50 ai danni dei protestanti italiani videro la Caleffi schierata con le proteste di Rossi e Salvemini.

Per la Caleffi lo Stato italiano restava fascista “nonostante tutte le nuove parole della Costituente le quali non sono altro che vento” poiché il personale fascista, sia come idea politica sia come metodi violenti e illegali, è rimasto integralmente al suo posto specie nella Pubblica Sicurezza: “il panorama è desolante”.

Allora come oggi l’invadenza clericale è onnipresente ed ininterrotta per cui “Abbiamo dunque un Governo di preti, in Italia”. L’11 febbraio, anniversario del Concordato clerico-fascista del 1929, è quindi un “giorno di lutto” e “una delle più grandi vergogne della Repubblica italiana”.

Nel capitolo dedicato a Maria Luisa Berneri si rileva come a soli 16 anni fu “una delle più giovani donne schedate dal regime”. Purtroppo la sua precoce morte a soli 31 anni le ha impedito di elaborare suoi specifici scritti laicisti.

Pierino Marazzani, agosto 2018

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Giovanni Filoramo
Ateismo
Editrice Bibliografica, Milano, 2017, pagine 108, euro 9,90

Agile testo tascabile filosofico-sociologico con un capitolo dedicato alla storia dell’ateismo occidentale.

Si hanno dei dubbi su quanto l’autore possa parlare di ateismo quando è così specializzato sul cristianesimo e sulla sua storia e, si presume, sia egli stesso cristiano e cattolico.

L’Autore elabora una sintetica presentazione critica di questa opzione filosofica precisando che “non mi identifico in nessuna religione né credo in alcuno dei suoi dei…penso che si possa essere agnostici, cioè dichiarare, dopo una vita spesa a studiare e riflettere su questi problemi, che la propria mente non è in grado di pronunciare un giudizio fondato sull’esistenza o meno di Dio”.

Il testo si pone anche il problema se sia possibile una specie di religiosità senza preti: una religione fai da te. Vi sono diversi modi di porsi in maniera alternativa alla religione: l’ateismo, l’agnosticismo, una generica non credenza, il libero pensiero, i credenti critici delle chiese, un totale disinteresse ecc.

Per quanto riguarda gli atei l’Autore li suddivide in tre tipi: l’ateo agnostico che dichiara l’impossibilità di risolvere il problema dell’esistenza di Dio, l’ateo semantico che afferma la mancanza di senso di tale problema, l’ateo pratico che vive semplicemente come se Dio non esistesse. In Italia vi è anche l’ateismo devoto di coloro che incensano la chiesa cattolica in ogni maniera pur non professando la loro cattolicità.

Anche se fondate, le sottili argomentazioni dell’autore sulle differenze tra semplice indifferenza alla religione, agnosticismo, ateismo “negativo” e ateismo “positivo”, e altri atteggiamenti, sembrano enfatizzate per dimostrare a tutti i costi che atei e non credenti sono comunque meno di quanto si creda e che, soprattutto, gli atei “positivi”, cioè quelli che sono più o meno “militanti” nel loro ateismo, siano ancora meno e che, come più volte nel libro argomenta, siano addirittura essi stessi aderenti a una fede o a una religione atea!

Interessante è il Capitolo 3, “L’ateismo nelle altre religioni”, nel quale si spiega che di vero e proprio ateismo, e presenza di atei, si possa parlare solo nell’ambito cristiano, molto influenzato, da sempre e in vario modo, da correnti filosofiche e di pensiero dell’antica Grecia e dell’antica Roma, mentre negli ambiti dell’ebraismo e dell’islamismo, a causa della rigidità di entrambi, la presenza di atei dichiarati doveva sfidare le pene pesanti ad essi riservate. Solo nell’ebraismo, a partire dall’Ottocento e a seguito dell’influsso dell’Illuminismo e del pensiero scientifico, si sono poi potuti manifestare pensieri critici e poi apertamente atei.

Nelle popolazioni pre-cristiane e negli altri popoli, complice la scarsità di informazioni e di studi accurati e le notizie riportate dai missionari, sicuramente manipolate ad arte, l’autore afferma, come altri hanno fatto prima di lui, la quasi non esistenza di popoli “naturalmente” atei, dando credito nuovamente alla tesi secondo cui la religiosità sarebbe innata nel genere umano. Tale concezione è stata smentita, tra gli altri, da George Minois nella sua Storia dell’Ateismo, che riporta alla luce testimonianze di popoli primitivi atei.

Il Capitolo 5, “Il ‘nuovo ateismo’: una nuova religione?”, descrive il fenomeno, nato negli Stati Uniti dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, di critica radicale della credenza religiosa da parte di diversi giornalisti, scrittori, divulgatori scientifici e scienziati. Il tono sarcastico e sprezzante con cui l’autore parla di questi autori e delle loro opere e argomentazioni è veramente irritante e svela finalmente la vera personalità filo-religiosa dell’autore.

Il testo evidenzia alcuni “Trucchi ISTAT” nel senso che se tu chiedi ad un campione di popolazione se crede in Dio o meno, i non credenti sono sempre più degli atei dichiarati. Si forniscono pure statistiche sulla “non religiosità nel mondo”. I dati statistici sull’Ateismo nel mondo variano molto a seconda di come si considerano i cinesi: se li si include quasi tutti come aderenti all’ “Ateismo di Stato” ivi dominante, allora è chiaro che, essendo tale paese il più popoloso al mondo, l’Ateismo aumenta di molto la sua prevalenza statistica mondiale.

Le argomentazioni sulla “spiritualità” in genere e sulle nuove forme di spiritualità e religiosità, affini o completamente diverse da quelle tradizionali, sono fuori luogo in un libro dedicato all’ateismo, in sostanza non si vede perché parlarne se non per lodare, in fondo, la religione comunque e dovunque.

Pierino Marazzani e Arnaldo Demetrio, settembre 2018

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Antonella Braga e Rodolfo Vittori
Ada Rossi
Unicopli, Milano, 2017, pagine 139, euro 12,00

Nella sua lunga vita Ada Rossi (1899-1993) si è sempre distinta come indomita agnostica, anticlericale e antifascista, sempre in prima fila nelle lotte per un Italia libera, laica e progressista.

Sotto il fascismo perse il lavoro di insegnante, fu schedata, perquisita e pedinata come moglie dell’antifascista incarcerato e confinato Ernesto Rossi (1897-1967).

Durante la Repubblica di Salò fu costretta a fuggire in Svizzera per salvarsi da sicuro arresto e deportazione. Nel dopoguerra fu al fianco del marito nelle battaglie contro le eredità fasciste-monarchiche e le ingerenze clericali.

Il testo contiene molti spunti laicisti:
– l’antifascista milanese Dino Roberto “dichiaratamente ateo” dovette subire la perdita della patria potestà per istanza della moglie cattolica
– la piccola Ada Rossi, orfana di padre a 13 anni, fu messa nel collegio per figli di ufficiali di Torino dove vigeva un “insegnamento laico e aperto” poiché nell’esercito italiano militavano decine di ufficiali ebrei e valdesi e quindi, in quell’epoca, i cappellani militari cattolici non avevano tutto l’enorme potere che hanno adesso
– la giovane Ada era stata fidanzata con uno studente valdese “accanito anticlericale e antipapa”
– il testo afferma che Ada Rossi era agnostica, quanto al suo anticlericalismo vi si accenna alle “battaglie anticlericali” fatte anche con i radicali negli anni ’60 e perfino all’ “Anno anticlericale”
– si definisce l’attuale Repubblica Italiana come una “Repubblichetta del Sacro Cuore” per il suo “carattere clericale”, particolarmente accentuato in certe regioni come la Lombardia nel cui capoluogo il quadro del Santo Patrono campeggia perfino nel grande salone del Consiglio Comunale mentre in quello della Provincia di Milano è presente il crocifisso. Mancano solo l’altare e la statua della Madonna!

In una sua intervista si dichiarò “più libera e più anticlericale” del marito Ernesto. Per quanto riguarda le complicità clerico-fasciste il testo accenna al “cardinale Schuster, figura molto discussa per i suoi passati legami col regime”. I ministri dell’Istruzione del dopoguerra protessero sempre “il mondo accademico compromesso col passato regime” tanto che Ernesto Rossi, pur essendo un valente economista che aveva ricoperto anche incarichi governativi di alto livello, non riuscì mai ad avere un cattedra.

Infine il testo accenna al suicidio nelle carceri fasciste del giovane chimico Umberto Ceva, in quanto sottoposto “a una terribile pressione poliziesca” per carpirgli confessioni compromettenti ai danni anche di Ernesto e Ada Rossi.

Pierino Marazzani, settembre 2018

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Mauro Biglino ed Enrico Baccarini
La caduta degli dei
(Bibbia e testi induisti: la storia va riscritta)
Uno Editore, Città di Castello (Perugia), 2017, pagine 547, euro 21,50

Ampio e approfondito saggio corredato da Indice dei nomi, numerose illustrazioni e tabelle, ricca bibliografia di circa 180 testi.

Gli Autori contestano le tradizionali interpretazioni cristiane dei testi biblici sulla base di un lungo elenco di più o meno evidenti contraddizioni e dubbi sulle traduzioni dall’ebraico alle lingue moderne.

In particolare il libro del profeta Ezechiele, considerato dai teologi cattolici un testo da interpretarsi in senso spiritualistico-celestiale, si presterebbe ad interpretazioni completamente diverse. Si ribadisce quanto affermato da Biglino in suoi testi di argomento simile: la Bibbia non sarebbe un testo teologico ed è da respingere ogni pregiudiziale spiritualista.

Elementi di satira anti-religiosa affiorano spesso in questo ponderoso testo, ad esempio a proposito della presunta Torre di Babele: “Innanzitutto anche qui, come per Sodoma… il presunto Dio onnipotente deve “scendere” per rendersi conto di persona di quanto sta accadendo”. Ma Dio non sarebbe un essere perfettissimo onnisciente? Conoscendo anche il futuro non sapeva già tutto in precedenza?

Si contesta il cosiddetto “peccato originale” di cui si afferma l’inesistenza. Si sostiene che “È palesemente privo di logica pensare che gli alberi possano essere fonte di conoscenza”.

L’attacco ai biblisti cristiani è deciso: le loro spiegazioni “risultano totalmente prive di senso, incoerenti, contraddittorie, possiamo dire che talvolta appaiono addirittura ridicole, infantili, fiabesche”.

Maria, madre di Gesù, non era affatto vergine ma avrebbe avuto, mentre il marito Giuseppe era assente per lavoro, “una visita che di spirituale non aveva assolutamente nulla”. Il presunto arcangelo Gabriele sarebbe “dunque un maschio la cui fisicità è innegabile in quanto sottolineata anche dal fatto che, come tutti gli esseri in carne e ossa, si affatica”.

Gli Autori negano la presunta spiritualità degli angeli anche relativamente al passo della Genesi in cui si tratta del salvataggio di Lot, nipote di Abramo: “Non aveva fiducia negli angeli? Come si può anche solo pensare di non seguire immediatamente un’indicazione proveniente da entità spirituali inviate da Dio?”.

L’ipotesi di Biglino e Baccarini è che, barando sulle traduzioni dall’ebraico al greco con cui sono scritti i vangeli, evangelisti e biblisti abbiano trasformato personaggi in carne ed ossa in presunte entità spirituali.

Anche la leggenda biblica della Torre di Babele è da interpretarsi in maniera completamente diversa. A che pro costruire un’altura artificiale di poche decine di metri quando bastava salire su un monte delle vicine catene dell’odierno Iran per raggiungere notevoli altitudini? Secondo gli Autori “la tradizionale lettura simbolica dell’evento come rappresentazione della superbia dell’umanità che genera la reazione divina appare proprio priva di senso”.

A proposito della distruzione di Sodoma e Gomorra si respinge l’ipotesi di una presunta punizione divina per sostenere l’ardita teoria, al momento respinta dall’archeologia scientifica, di una possibile azione da parte di entità celesti concrete, al momento non identificabili. Comunque, secondo gli archeologi, la presenza di ferro meteorico in vari strumenti metallici antichi avvalora l’ipotesi alternativa di possibili disastri causati da grossi meteoriti. Le leggende bibliche hanno erroneamente interpretato come manifestazioni divine quelli che erano semplicemente meteoriti che si incendiavano al contatto dell’atmosfera per poi esplodere:
“Visione del carro divino. – Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt’intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell’elettro in mezzo al fuoco” (Ezechiele, Prologo 1,4)

Pierino Marazzani, ottobre 2018

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Giorgio Cosmacini
La medicina dei papi
Laterza, Bari, 2018, pagine 217, euro 20,00

Saggio accademico con ampia bibliografia specialistica che esplora il rapporto fra scienza, medicina e papato con particolar riguardo alla figura dell’archiatra pontificio noto anche come il “medico di palazzo”.

Il testo presenta vari spunti interessanti per noi atei-anticlericali che provano la natura reazionaria e talora razzista della Chiesa Cattolica:
– il filosofo Guglielmo di Occam fu tenuto, per ordine di papa Giovanni XXII, “semi-prigioniero in Avignone dal 1324 al 1327 sotto accusa di eresia per la sua netta separazione tra scienza e fede”;
– Bonifacio VIII emanò una serie di disposizioni che ostacolarono l’osteologia, studio sistematico delle ossa del corpo umano, poiché, per esaminarle con la massima accuratezza, era necessario cuocerle in una particolare maniera ma “per non commettere peccato” gli anatomisti medievali non lo facevano;
– è documentato che nel 1337 il papato emanò un decreto razzista contro i medici ebrei. Vietato farsi curare da loro “salvo in pericolo di vita”. Il testo afferma chiaramente che la Chiesa romana attuò una “criminalizzazione dei medici ebrei”! Ma, con la loro consueta ipocrisia, pontefici e cardinali si facevano curare da medici ebrei: infatti, ad esempio, Niccolò V decise “di trasgredire egli per primo, al dettato della propria bolla” contro i medici ebrei;
– i teologi settecenteschi chiamati a pronunciarsi sulla vaccinazione antivaiolosa stabilirono “che questa sia in conflitto con i disegni della divina provvidenza”. L’Autore segnala come la facoltà teologica di Parigi fu “schierata compatta contro l’innesto”;
– lo Stato della Chiesa osteggiò tutti i Congressi degli Scienziati Italiani che si svolsero dal 1839 al 1847. Il papato frenò “la libera circolazione delle idee comprese quelle scientifiche”;
– l’Università di Roma “La Sapienza” nel 1864 “è la sola università della penisola a subire le conseguenze di un isolamento che è anche culturale e scientifico” per colpa della reazionaria politica del beato Pio IX;
– Pio XII ostacolò lo sviluppo scientifico in campo ginecologico condannando le tecniche anestesiologiche per il parto indolore e quelle relative alla fecondazione artificiale in caso di sterilità;
– l’Autore ironizza sul “perdono retroattivo a Galileo Galilei” decretato da papa Giovanni Paolo II. Si precisa chiaramente ed in modo inequivocabile che la sua abiura forzata ostacolò la “rivoluzione scientifica” del Seicento.

Inutile dire che gli ebrei, unitamente a donne ed eretici, non poterono mai iscriversi alla facoltà di medicina dell’università di Roma fino a dopo il XX settembre 1870.

Il testo illustra le più terribili e dolorose malattie che hanno colpito i papi a riprova dell’assoluta assenza di una qualsiasi protezione divina a loro favore, compresi casi di sospetti avvelenamenti (1).

L’Autore tratta anche dell’atteggiamento filo-nazista di Pio XII: “Il nazismo non è mai stato messo al bando ma nel 1949, quando il pericolo del comunismo” era di attualità, fioccavano scomuniche ed anatemi estesi perfino ai partiti loro alleati!

Una chicca del libro, nota solo agli specialisti in storia della medicina o di storia dei papi rinascimentali, riguarda papa Innocenzo VIII: è documentato che fece morire tre giovanetti nel vano tentativo di attuare una trasfusione diretta del loro sangue a suo favore.

1) A questo proposito vedasi anche il libro di Pierino Marazzani, Le disgrazie dei papi, La Fiaccola, Ragusa,2002.

Pierino Marazzani, ottobre 2018

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Claudio Strambi
L’inquieta attitudine
(Camillo Berneri e la vicenda politica dell’anarchismo in Italia – Secondo Libro – Il biennio rosso e rossonero)
Kronstadt Edizioni, Pisa-Volterra, 2017, pagine 272, euro 7,00

Ampio saggio storico ricco di riferimenti bibliografici, con acuti ragionamenti storico-politici sul biennio 1919-1920 della storia italiana.

Il libro è dedicato “non solo allo sviluppo politico e intellettuale di Berneri (1897-1937), ma anche al fiorire di altre energie militanti” in quell’epoca di violenti scontri politico-sindacali.

Nell’Indice dei nomi sono citati Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Paolo Spriano e Giovanni Giolitti.

Da segnalare scritti di Berneri, riportati nel testo, in cui auspica la creazione di istituti educativi che diventino “templi della ragione e della solidarietà umana”.

L’Autore critica giustamente l’“avventatezza giovanilistica” di Berneri che gli impediva di capire come il Partito Popolare fosse in realtà solo una longa manus del Vaticano, da cui prendere la distanze appena altri partiti avessero dato più sicure e concrete garanzie di filo-clericalismo.

Il Berneri attacca più volte, negli articoli citati nel libro, “la Chiesa politicante” che, invece di ispirarsi ai valori evangelici di pace e carità cristiana, si faceva strumento del militarismo nazionalista e degli interessi di capitalisti e latifondisti. Non a caso gli anarchici scelsero per il loro quotidiano “un titolo mite, quasi evangelico”: Umanità Nova.

Tale giornale pubblicò nel 1920 il “Programma Anarchico” che prevedeva anche “guerra alle religioni”, “famiglia libera” e “istruzione scientifica per tutti”, vale a dire lotta alle superstizioni teologiche sulla base dei grandi progressi della conoscenza conseguiti in epoca contemporanea.

Secondo l’Autore il pensiero filosofico di Berneri si basa soprattutto “sull’agnosticismo, il relativismo e l’empiriocriticismo”.

Pierino Marazzani, ottobre 2018

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Edmondo Lupieri (a cura di)
Una sposa per Gesù
Carocci Editore, Roma, 2017, pagine 342, euro 39,00

Ampio saggio, corredato da nutrita e bella iconografia, di 13 autori diversi caratterizzato da complessi, acuti e sottili ragionamenti a partire non solo da fonti cattoliche ma anche rabbiniche e protestanti.

Si mette in discussione la tradizionale figura di Maria di Magdala cioè Maddalena. Il testo presenta alcune ipotesi alternative: era la sposa monogama di Gesù, era solo una sua amante, faceva parte di una specie di harem di Gesù come sposa poligama, era una prostituta pentita votata alla castità?

Si tenga conto, per valutare la plausibilità delle varie ipotesi, che san Pietro era sposato e che il presunto antenato di Gesù, il re David, era poligamo.

Tale tipo di matrimonio era ancora presente fra gli ebrei di quell’epoca.

A riprova della particolare intimità di Maria di Magdala con Gesù il testo cita la “tradizione bizantina”, che la rappresenta proprio come una moglie disperata cui le uccidono il marito.

Alcune fonti, come il cosiddetto Vangelo di Maria, la presentano solo come discepola annunciatrice del messaggio cristiano.

I testi patristici cattolici si arrampicano sugli specchi per giustificare il fatto che, come affermato dai Vangeli, Maddalena “sia stata la prima testimone della resurrezione”. Infatti, poiché si voleva impostare una gerarchia clericale in cui le donne erano rigorosamente sottomesse ai sacerdoti maschi, sarebbe stato più coerente che i primi testimoni della presunta resurrezione di Gesù fossero stati degli uomini.

Il primo ad occultare il ruolo di Maria di Magdala come testimone della resurrezione è san Paolo: nelle sue lettere “nessuna donna vi è menzionata in modo esplicito”.

Anche la confusione fra Maria madre di Gesù, Maria di Magdala, Maria di Betania e Maria di Cleofa è rilevata in questo saggio: i Padri della Chiesa avrebbero cercato di metterci una pezza almeno fondendo arbitrariamente in una sola le figure di Maria di Magdala e Maria di Betania (1).

Il testo dà spazio anche alle interpretazioni femministe contemporanee sulla Maddalena, di cui si sottolinea il ruolo ingiustamente negatole dai teologi cattolici. Il tentativo clericale di “coprire dettagli imbarazzanti sulla vita e sulla famiglia di Gesù” è ampiamente trattato in questo libro, citando anche un presunto stupro subito da Maria madre di Gesù ad opera di un vigoroso centurione romano.

Ambienti artistici in vena di dissacrazioni approfittarono della figura discutibile di Maria di Magdala: l’artista americano George Condo la rappresenta nuda, scrittori e registi la descrissero come vera e propria moglie di Gesù ecc.

Infine il testo cita anche studi illuministici settecenteschi: ad esempio il filosofo e scrittore Samuel Reimarus (1694-1768) elenca otto contraddizioni che lo portano a confutare la validità delle storie della presunta resurrezione di Cristo.

1) A riprova dell’imbarazzo che Maria di Magdala e le altre donne di nome Maria provocano fra i preti si veda, ad esempio, il testo di Piero Petrosillo “Dizionario del Cristianesimo”, supplemento a fascicoli mensili del mensile Jesus, edito nel 2000, nel quale tutte le varie Maria sono ignorate tranne Maria madre di Gesù

Pierino Marazzani, novembre 2018

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Franco Barbero
Confessione di fede di un eretico
Edizioni Mille, Torino, 2017, pagine 187, euro 18,00

Saggio ricchissimo di acute critiche contro dogmi e sacramenti cattolici portati avanti da una Chiesa sostanzialmente reazionaria, definita dall’Autore “Chiesa maledicente”. Tale atteggiamento costò all’ Autore anche ingiurie personali, con violenze varie attuate da ignoti esponenti filo-clericali che gli tesero un agguato alla stazione di Pinerolo (Città Metropolitana di Torino): “fui nottetempo precipitato con dileggi e insulti nella fontana antistante”.

Il sacramento del battesimo è criticato pesantemente: “che nel conferimento del battesimo esista ancora un esorcismo è qualcosa di scandaloso”.

La Chiesa Cattolica, secondo l’Autore, ha tradito il messaggio cristiano, infatti Gesù “non sopportava più tutte quelle pratiche esterne che i sacerdoti ebraici imponevano al popolo” ma poi la sua presunta Chiesa ne ha inventate a bizzeffe: rosari, novene, tridui, pellegrinaggi, vespri, auto-torture con cilici e frustini vari ecc.

Il culto cattolico è degenerato in devozionalismo, infantilismo religioso, analfabetismo biblico e teologico e certi ordini religiosi sono diventati quasi associazioni a delinquere. Esiste un evidente divorzio fra il Cristo raccontato nei vangeli e il Cristo dogmatizzato dal clero. Di conseguenza bisognerebbe contestare la presunzione cattolica di avere l’esclusiva di Dio e finirla con l’epoca bimillenaria delle scomuniche papali.

Le encicliche di Ratzinger contro il relativismo teologico vanno respinte in toto ed anzi si deve “disarmare la propria esclusività” anche perché “la grande e contraddittoria tradizione cristiana è la smentita più sonora del monolitismo e dell’uniformità”.

Il catechismo della Chiesa Cattolica è da respingere in quanto riduce il messaggio cristiano ad una serie di dogmatizzazioni contestate dall’Autore. In particolare si critica la presunta natura divina di Cristo che sarebbe invece un profeta ispirato, forse una specie di Maometto, si potrebbe arguire. Il Gesù “moralista” di certa tradizione cattolica non sarebbe il Gesù storico. Il Gesù sessuofobico, misogino e omofobico che la Chiesa ci ha gabellato per secoli è solo una sua “caricatura”, un travisamento clericale a scopo di potere: in sostanza quasi tutto quello che preti e catechisti insegnano nell’ora di religione a scuola e nei loro oratori sarebbe falso!

L’Autore ammette che Gesù aveva fratelli carnali veri e propri, non cugini, come gabella il clero, riconosce che spesso “gli stessi vangeli forniscono dettagli divergenti”, specie riguardo al decisivo momento della sua morte sul calvario. Inoltre si citano altri studiosi che liquidano la Trinità come teoria da interpretarsi “in chiave simbolica” e non dogmatica, come asserito dalla Chiesa Cattolica.

In conclusione, la libera ricerca teologica è parte essenziale della libertà di filosofare, strenuamente difesa da Giordano Bruno a costo della sua stessa vita, finita sul rogo di carne umana il 17 febbraio 1600 per ordine della Santissima Romana e Universale Inquisizione.

Pierino Marazzani, novembre 2018

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Liliana Picciotto
Salvarsi
Gli ebrei sfuggiti alla Shoah 1943-1945
Einaudi, Torino, 2017, pagine 565, euro 38,00

Amplissimo saggio storico, corredato da Indice dei Nomi e ricca Bibliografia, che riconferma le ambiguità del Vaticano e del clero nella deportazione di circa 7000 ebrei italiani verso i campi di sterminio.

Dopo complessi e ponderati ragionamenti l’Autrice conclude che Pio XII non ha mai preso alcuna esplicita iniziativa di “aprire i conventi agli ebrei” (nessuna pietà nemmeno per donne e bambini!).

Egli ha solamente “acconsentito (tacitamente o dichiaratamente, questo non è dato saperlo) a “iniziative caritatevoli di salvataggio anche di ebrei”.

L’Autrice contesta a Pio XII di aver taciuto “prima dell’8 settembre 1943, quando la persecuzione infieriva in tutta Europa, ma non in Italia”.

Il testo riporta varie testimonianze di sopravvissuti, da cui emergono i seguenti comportamenti di membri del clero, poco ispirati a criteri di particolare solidarietà verso persone innocenti in pericolo di vita:
– l’arcivescovo di Rimini, Vincenzo Scozzoli, rifiutò di ospitare ebrei in fuga nei suoi conventi nell’ottobre 1943, si limitò a dare coperte per l’inverno;
– l’ebreo Cesare Citoni solo “dietro lauto compenso” riuscì ad entrare in Vaticano e quindi a salvarsi dalla persecuzione razziale;
– tre bambine ebree di Roma, rifugiate in un convento femminile locale, furono indotte a fare la Comunione dalle suore;
– Giulia Sermoneta testimonia che le suore che gestivano la Clinica dei Figli della Sapienza “non volevano tenerci nell’istituto perché ebree”;
– i frati di Cento (Ferrara) non nutrivano a sufficienza un ebreo ventenne che si era rifugiato da loro: “In convento si pativa la fame”. Il poveretto fu così indotto a rivolgersi al municipio locale per avere la carta annonaria, venendo poi arrestato;
– le suore cistercensi di Santa Susanna al Quirinale circuivano l’ebrea Clelia Menasci affinché si convertisse: “premevano molto perché la mamma lasciasse che mi battezzassi e da grande diventassi suora”!;
– è documentato nel diario di un istituto romano di diritto spagnolo che il vicario pontificio di Roma dapprima diede l’ordine di non ammettere nelle case religiose gente di religione ebraica per poi revocarlo dopo poche ore;
– un convento maschile di Pisa rifiutò di accogliere 4 minori ebrei senza genitori in quanto vi era una ragazza che “ormai era una donna fatta”;
– il rettore del Pontificio Seminario Romano in Laterano, monsignor Ronca, fu costretto a mandare una lettera di scuse a Pio XII per aver accolto rifugiati senza esplicita autorizzazione dei superiori.

Secondo l’Autrice “già prima dell’8 settembre 1943, oltre a Mussolini anche la Santa Sede, già edotta attraverso i suoi canali…erano in qualche modo informati del genocidio” ma l’Osservatore Romano e Radio Vaticana tacquero sempre, le parole “ebrei” e “campi di sterminio tramite camere a gas” non vennero mai scritte o pronunciate.

Per quanto riguarda “i misti”, cioè i figli battezzati frutto di matrimoni tra cristiani ed ebrei, il libro afferma chiaramente che da Roma furono deportati anche loro: il capo della Polizia nazista, evidentemente rassicurato sul silenzio papale, “ordinò all’improvviso che anche i misti fossero deportati, tanto quanto gli altri ebrei”.

Quindi papa Pio XII, vescovo di Roma, abbandonò al loro tragico destino non solo gli ebrei ma anche molti battezzati di origine ebraica!

L’Autrice elabora alcune statistiche, ormai definitive, sulla percentuale di soccorritori ecclesiastici sul totale dei soccorritori: sono classificati come “religiosi” solo il 19% di essi.

In conclusione, così il testo riassume l’atteggiamento della Chiesa e della Resistenza in relazione alla deportazione nei campi di sterminio di circa 7000 ebrei italiani: “né la Chiesa né la Resistenza hanno operato nel biennio 1943-1945 in maniera specifica o strategica in favore degli ebrei”.

L’autrice forse non sottolinea abbastanza come la Chiesa abbia approfittato della persecuzione antisemita nazista per carpire alcune conversioni, anche clamorose, come quella del rabbino capo di Roma, Eugenio Zolli, noto fascista iscritto al PNF, e quella di Celeste Di Porto, nota spia nazi-fascista, condannata a 12 anni di carcere nel dopoguerra.

Pierino Marazzani, dicembre 2018

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Gianluigi Nuzzi
Peccato originale
Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco
Chiarelettere, Milano, 2017, pagine 330, euro 18,60

Ottimo saggio d’inchiesta ricco di documenti inediti che evidenziano una sospetta “ignobile provenienza” degli ingenti capitali depositati nei segretissimi conti correnti dello IOR, la banca del Vaticano. Lo IOR rimane per l’Autore “l’unica banca offshore in Europa” tramite la quale più o meno loschi personaggi accedono a “conti aperti in banche svizzere, lussemburghesi, francesi, tedesche”.

Accanto ai misfatti finanziari in grande stile non mancano riferimenti espliciti a furtarelli fra preti e seminaristi, come attestato in un intervista a cura dell’Autore: “Peccato che a volte mi sono sparite delle cose che poi ho rivisto nel suo studio” in Vaticano.

In ogni caso tutti i reati grandi e piccoli finiscono “all’insegna della più totale impunità” a causa dei privilegi garantiti ai cittadini vaticani dal concordato clerico-fascista del 1929, rinnovati e ampliati da Craxi nel 1984. Esisterebbe addirittura uno “IOR parallelo” ad aggravare ulteriormente i crimini finanziari pontifici. L’Autore non usa mezzi termini: è un vero e proprio “sistema fognario”.

Perfino madre Teresa di Calcutta è accusata indirettamente di reati finanziari poiché il saldo complessivo del suo ordine religioso “rimane uno dei segreti meglio custoditi dello IOR, anche perché la contabilità della missione di madre Teresa non è mai stata resa pubblica”.

Non potevano mancare attacchi ad Andreotti: era intestatario di un conto allo IOR con firma autorizzata, a suo nome, dell’inesistente Fondazione cardinal Spellman su cui transitavano miliardi di lire.

Certa suor Tecla, molto amica di Giovanni Paolo II, depositava allo IOR “incredibili somme di denaro” ed anche in Svizzera era conosciutissima, vedi il paragrafo “I miliardi di euro di madre Tecla”.

Il segretario di Paolo VI, monsignor Pasquale Macchi, era intestatario allo IOR di conti per circa due milioni di dollari.

L’Autore denuncia i reiterati boicottaggi, depistaggi e rogatorie negate da parte del Vaticano contro le indagini giudiziarie italiane: in questo campo nulla è cambiato sotto papa Francesco!

È molto discutibile la definizione di Paolo VI fornita dall’Autore, “pastore retto e insospettabile”, poiché sia a livello di testimonianze verbali milanesi che di testi vari sono emersi a suo carico diversi misfatti. Ad esempio ebbe un ruolo importante nelle trattative fra il Vaticano e il regime nazista per il concordato del 1933 come attestato in una famosa fotografia che lo ritrae con il vice cancelliere di Hitler Von Papen.

Chiaramente, però, non si può condividere la posizione filo bergogliana dell’autore, che fin dal sottotitolo parla di “rivoluzione di Francesco” perché, a mio avviso, l’operato di questo papa è ambiguo se non chiaramente in mala fede, perché finge di essere il “rivoluzionario” che non è e, a suon di dichiarazioni, battute, frasette qua e là, strappare il consenso, che effettivamente c’è, da parte di masse obnubilate ed ignoranti e di tanti lacchè, pronti come sempre a saltare sul carro del vincitore di turno.

Pierino Marazzani, gennaio 2019

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Enrico Bizio e Giuseppe F. Merenda
Andar per funghi e incontrar santi e viceversa…
(Storia di un viaggio dalle radici della terra alle pendici del cielo)
Grafiche Zam, Venezia, 2017, pagine 169, euro 15,00

Bersagli preferenziali dei due Autori sono l’ottusità e il conformismo, vizi comuni ai credenti e a molti fungaroli. Essi “rifuggono la conoscenza e il confronto, sono refrattari alle informazioni scientifiche, rifiutano le evidenze e aborriscono il pensiero razionale, mossi dalle sole certezze dei dogmi”.

Il fungo “Orecchio di Giuda” dà l’occasione per criticare “la messa in scena farsa della resurrezione di Lazzaro”. Un capitolo è dedicato allo studioso anticlericale John M. Allegra il quale sosteneva la non reale esistenza storica di Gesù, che invece era solo il frutto di allucinazioni provocate da funghi tipo “Amanita falloide”! I Vangeli sarebbero delle “mistificazioni intenzionali”!

Il testo satireggia sulle morti da intossicazioni da funghi ai danni di pii fungaroli cristiani: “capita che Dio si distragga”.

Il cosiddetto “Fungo di Sant’Anna” è l’occasione per dissertazioni sacrileghe sulla presunta “Nonna di Gesù” la quale “è stata anche la nonna di Giacomo, visto che molti esegeti dei Vangeli indicano questo apostolo come fratello maggiore del Cristo”.

I funghi eternati nei mosaici della Basilica di Aquileia sembrano accreditare effettivamente un possibile loro ruolo nelle visioni mistico-diaboliche di Cristo e dei suoi apostoli.

Il libro dedica un capitolo a tale scottante questione: “Il fatto che i funghi del mosaico siano stati rappresentati in un cesto…fa pensare che la loro presenza non fosse puramente ornamentale”.

Gli Autori presentano tre ipotesi tra cui è di particolare interesse la C detta “Ipotesi rituale”: “Il mosaicista avrebbe voluto immortalare l’uso di ingerire i funghi durante le cerimonie religiose allo scopo di provocare effetti allucinogeni, stati di trance ed estasi mistiche agli officianti”.

Il libro presenta anche la foto di un affresco, la cui visione è celata al pubblico con capziosi pretesti, in cui l’Amanita Muscaria è stilizzata a forma di albero vicino ad un ritratto di san Francesco sito in una chiesa di Anagni: insinuazione maliziosa sulle allucinanti “visioni mistiche di Francesco”?

Conclude il libro un “Piccolo glossario semiserio” a carattere ateo-anticlericale che comprende una nota frase di Voltaire contro il cristianesimo.

Pierino Marazzani, aprile 2019

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Giuseppe Galzerano (a cura di)
Il tribunale speciale fascista
Galzerano Editore, Casalvelino Scalo, Caserta, 2017, pagine 170, euro 10,00

Il testo è una riedizione ampliata dell’opuscolo “Il Tribunale Speciale” stampato a Parigi dal gruppo politico antifascista laicista di “Giustizia e Libertà” nel 1932. In particolare è stato inserito un Indice analitico dei Nomi di persona e Luoghi.

Per quanto riguarda le tematiche laiciste-antifasciste il testo fornisce alcune notizie:

  • furono preparati da questa associazione politica due opuscoli mandati clandestinamente in Italia intitolati “Ai parroci d’Italia”, che non scalfirono minimamente il regime clerico-fascista instaurato da Mussolini e Pio XI
  • il testo documenta gravi casi di torture fisiche e psicologiche ma i cappellani carcerari fecero sempre finta di non sapere nulla. L’Osservatore Romano non dedicò mai neanche mezza riga a tali atti disumani. Nessun dubbio nemmeno sul suicidio del chimico Giuseppe Ceva avvenuto nelle carceri romane a pochi passi dal Vaticano
  • per non irritare Mussolini la stampa cattolica accettò di far passare falsamente per comunisti anche chi non lo era per niente. È il caso di alcuni anticlericali mazziniani, di cui erano ben noti al clero gli aspri rapporti con i marxisti, gabellati per bolscevichi
  • nelle cosiddette “Leggi fascistissime” del 1926 si riscontra l’ennesima affinità culturale reazionaria misogina fra Chiesa Cattolica e fascismo. Infatti è comminata la pena di morte per chi attenta al Principe ereditario ma non alle principesse. Così come la Chiesa negava il sacerdozio alle donne, allo stesso modo il fascismo negava loro l’elettorato attivo e passivo giungendo addirittura a discriminarle in materia di pena capitale!

Pierino Marazzani, aprile 2019

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Roberto Carocci
La Repubblica Romana
(1849, prove di indipendenza e socialismo nel Risorgimento)
Odradek, Roma, 2017, pagine 192, euro 20,00

Ottimo saggio storico che illustra con dovizia di crudi particolari “il tirannico ed infame governo clericale” pontificio che imperversò su Roma prima e dopo la breve parentesi di libertà repubblicana del 1849.

Il testo è corredato da dieci pagine di illustrazioni, cinque riproducono documenti storici e cinque forniscono immagini degli avvenimenti romani di quell’anno. Mancano le fotografie che provano la violenza dei combattimenti avvenuti sui bastioni del Gianicolo e che causarono la semi-distruzione di importanti ville di pregio artistico nei suoi paraggi.

Il testo afferma chiaramente che nel 1847 bande paramilitari erano state fatte entrare in Roma dalla stessa polizia papalina per attuare “una dura stretta repressiva nei confronti dei liberali”, col fine ultimo “di un colpo di mano” che restaurasse integralmente il potere pontificio. Un’evidente anticipazione storica delle squadracce fasciste anch’esse foraggiate da settori deviati dello Stato.

Di particolare interesse per noi liberi pensatori la pagina che riporta dodici testate di periodici stampati a Roma fra il 1847 e il 1849, tra cui “Il lanternino del diavolo” e il “Don Pirlone” sono evidenti anticipazioni di periodici laicisti post-risorgimentali. Inutile dire che poi furono tutti soppressi dall’oscurantista governo papale per poi riprendere le pubblicazioni dopo il XX settembre 1870.

L’articolo 5 della Costituzione della Repubblica Romana abolisce la pena di morte che sarà subito reintrodotta da Pio IX al suo ritorno nel 1849!

Comunque ci furono casi di patrioti estremisti, come quelli che assassinarono di loro autonoma iniziativa “un frate domenicano e sei parroci della chiesa di San Callisto a Trastevere” per aver predicato contro la Repubblica Romana.

Venne deciso “l’esproprio delle immense proprietà ecclesiastiche” ed anche in questo caso ci fu un’evidente anticipazione delle rilevanti confische ordinate dai governi sabaudi subito dopo l’unità d’Italia.

Il governo repubblicano cercò di porre rimedio alla cronica carenza di scuole popolari elementari provocata “dalla direzione gesuitica e clericale che ne aveva il monopolio”. Fu quindi preordinato un piano per una “istruzione comune, laica, libera come la democrazia rivendica”.

La Costituzione della Repubblica Romana ribadisce il fondamentale concetto che “I popoli non sono proprietà, non sono prebende di una gerarchia, né dote di un Sacerdozio”: Roma può essere governata solo dal suo popolo tramite un’apposita assemblea elettiva a suffragio universale.

Purtroppo però i legislatori repubblicani ignorarono completamente i diritti elettorali delle donne, prime secolari vittime di reazionarie idee teologiche su una loro presunta incapacità e inferiorità.

In conclusione segnalo una significativa frase di Giuseppe Mazzini, datata 1849: “Io sentiva il pulpito della immensa, eterna vita di Roma al di là della superficie artificiale che a guisa di lenzuolo di morte preti e cortigiani avevano steso sulla grande dormiente”

Pierino Marazzani, settembre 2019

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Renato Russo
L’eccidio degli evangelici a Barletta-19 marzo 1866
(Una pagina oscura della nostra storia)
Editrice Rotas, Barletta, 2017, pagine 69, euro 5,00 www.editricerotas.it

Breve saggio storico, corredato da bibliografia e illustrazioni varie, su questo massacro di cinque non cattolici avvenuto a Barletta, attuale provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia.

Il testo è privo di un inquadramento storico che inserisca tale piccola strage nelle numerose analoghe carneficine di matrice cattolica che hanno insanguinato l’Italia nei secoli precedenti l’Unità d’Italia, quando finalmente lo Statuto Albertino del 1848, esteso poi al resto del nostro Paese, garantì finalmente una quasi totale libertà religiosa e la repressione di ogni violenza contro le minoranze fideistiche, con l’eccezione dell’Italia Meridionale, dove erano ancora attivi “sacerdoti nostalgici del regime borbonico” che istigavano i fedeli all’antisemitismo, specie durante la Quaresima.

Escludendo i massacri fatti da truppe militari regolarmente arruolate, come quelli fatti contro gli evangelici valdesi del Piemonte e della provincia di Cosenza nei secoli XVI e XVII, si osserva un’evidente analogia con alcune stragi di ebrei e protestanti perpetrate da civili di religione cattolica, avvenute in Italia tra il 1339 e il 1799 (almeno una strage in ogni secolo!):

• a Palermo il venerdì santo del 1339 dei cattolici armati di spade irruppero nel ghetto ebraico cagionando “danni notabilissimi nelle persone” (1);
• a Monte San Giuliano, poi chiamato Erice, in provincia di Trapani, tumulto popolare cattolico antisemita nel 1392. Gli ebrei che rifiutano di convertirsi immediatamente “furono passati a fil di spada” (2);
• a Noto e Modica, nel sud della Sicilia, feroce carneficina di circa mille ebrei il 15 agosto 1475, fatta da bande di fanatici cattolici, le autorità locali impiccarono almeno sei assassini (3);
• ad Asolo, in provincia di Treviso, avvenne nel 1547 una brutale strage antisemita ad opera di un gruppo di fanatici cattolici locali. Come a Barletta si erano organizzati precedentemente, irruppero nelle case delle vittime sulla base di un elenco preciso, uccisero e rapinarono 12 ebrei e ne ferirono altri 6. Ma sugli spietati assassini si abbatté la giustizia della Repubblica di Venezia, che ne condannò a morte due più pene varie minori. Alla base della strage anche “pregiudizi religiosi” (4);
• in Valtellina (Sondrio) nel 1620 avvenne un’altra brutale strage ad opera di un gruppo numeroso di fanatici cattolici locali. Come in altri episodi della stessa natura si erano organizzati precedentemente, irruppero nelle case delle vittime, incluse in un elenco preciso, uccisero circa 400 evangelici luterani (vedi la voce “Sacro Macello” in Wikipedia);
• a Senigallia (Ancona) nel 1799 avvenne l’ennesimo massacro antisemita. Bande di fanatici cattolici sanfedisti irruppero nel locale ghetto rapinando e trucidando nove uomini e tre donne anziane (5);
• a Siena nel 1799 bande di cattolici fanatici dei “Viva Maria”, guidati dal sacerdote don Giuseppe Romanelli, irrompono nel ghetto uccidendo con coltelli, scannatoi e forconi dodici ebrei, tra cui una donna incinta. Pare addirittura che tre ebrei feriti furono gettati vivi in un rogo in Piazza del Campo (6);

Ritornando al testo sulla strage di Barletta del 1866: i presunti responsabili furono condannati l’anno successivo a decine di anni di carcere, tra cui un prete e un frate. Ma poi furono tutti assolti in appello! Gli atti del processo sono spariti! Un tipico caso di vicenda giudiziaria all’italiana che noi milanesi conosciamo bene!

Note:
1) A. Saccaro, Gli ebrei di Palermo, Giuntina, p. 44
2) Ibidem, pp. 48-49
3) Ibidem, p.79
4) M. Osimo, Narrazione della strage compiuta nel 1547 contro gli ebrei d’Asolo, A. Forni Editore 5) Roberto G. Salvadori, 1799 gli ebrei italiani nella bufera antigiacobina, Giuntina, p.95
6) Ibidem, p. 103

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Pierino Marazzani, agosto 2020